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ALGERIA: terrore alle porte d'Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Notizie   
venerdě 13 aprile 2007

Terrore alle porte d'Europa
di Alessandro Bonini

 
Ci sono pochi dubbi che dietro ai devastanti attacchi che hanno colpito ieri l’Algeria al cuore, ci siano i “duri e puri” del Gspc, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento che ha sempre rifiutato la resa e ogni occasione di riappacificazione, come la “Carta per la riconciliazione nazionale” approvata per referendum nel 2005, che offriva clemenza in cambio della consegna delle armi.
Anzi, i salafiti non danno tregua alle autorità di Algeri e da pochi mesi il gruppo...sembra essere confluito fatalmente nella multinazionale del terrore di Al Qaeda, di cui intende rappresentare il braccio armato nel “Maghreb islamico”. I combattimenti si susseguono, ma sempre alla larga dalla capitale: solo sabato scorso una furiosa battaglia è scoppiata a Ain Defla con un bilancio finale di 19 morti: 9 soldati dell’esercito e 10 terroristi.
 Gli attentati di ieri, con obiettivi di alto livello come la sede del governo (dentro c’era il premier, Abdelaziz Belkhadem) e una stazione di polizia nella sorvegliata capitale e il sacrificio di decine di civili, sono la tragica conferma sul campo dell’avvenuta “fusione”. Un’alleanza benedetta dallo stesso numero due di Al Qaeda Ayman al-Zawahri con un messaggio del 26 gennaio scorso. Obiettivo, la costituzione di un regime islamico (un “Califfato”) nel Maghreb, progetto caro su larga scala allo stesso medico egiziano vice di Osama Bin Laden.
Eppure, il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento ha sempre condannato l’uccisione di civili, sin dalla sua nascita nel 1998 da una costola del Gia. Nel 1999, dopo sette anni di guerra civile e 150mila morti, il Gspc rifiutò la resa, concentrando la propria lotta armata nei confronti di obiettivi militari di Algeri.
E inseguendo, sul piano spirituale, la purezza dell’Islam, quello delle origini, estraneo a ogni contaminazione della modernità. Nel 2006, all’entrata in vigore della Carta per la pace e la riconciliazione nazionale, voluta dal pur discusso presidente Abdelaziz Bouteflika e approvata l’anno precedente via referendum, i salafiti non deposero le armi.
Quanti sono? Ufficialmente 500, forse alcune migliaia, a seconda delle fonti.
Alla fine dell’anno, compare per la prima volta la definizione “Al Qaeda per il Maghreb islamico” nella rivendicazione di un attacco. Il salto di qualità, mentre nel vicino e progredito Marocco non tira un’aria migliore, come dimostra la pericolosità dei terroristi braccati dalla polizia, che preferiscono esplodere piuttosto che farsi catturare. Portano con sé i loro segreti, quei dettagli che vorrebbero conoscere le intelligence che danno loro la caccia, per sapere se si tratti di kamikaze “fai-da-te” oppure se sia in corso una campagna di Al Qaeda nel Nordafrica, sul Mediterraneo, alle porte dell’Europa.

Fonte: La Padania

Ultimo aggiornamento ( sabato 14 aprile 2007 )
 
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