Home arrow Africa arrow Articoli arrow RASD: puntare sull'ex colonia spagnola?
Menu principale
Home
Guide
Cerca nel sito
Contatti
Investimenti immobiliari
Pagine Gialle Offshore
Pubblicitá
Denunce abusi Farnesina
Denunce contro la Farnesina
Indice Articoli e News
Africa
Asia
Caraibi
Centro America
Europa
Nord America
Oceania
Sud America
English
AdSense
I piu' letti
Articoli correlati
RASD: puntare sull'ex colonia spagnola? PDF Stampa E-mail
Scritto da Notizie   
sabato 21 aprile 2007

La scorsa settimana il Marocco e il Fronte Polisario hanno presentato alle Nazioni Unite delle proposte per la soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale.
Nessuno peró si é ricordato di festeggiare  il primo trentennale della Repubblica araba saharawi democratica (Rasd), nata in esilio il 27 febbraio del 1976 dopo l’invasione dell’ex colonia spagnola del Sahara Occidentale da parte delle armate marocchine e mauritane. Due settimane prima delle celebrazioni si sono abbattuti sui campi profughi saharawi nel deserto di Hammada violenti nubifragi che hanno messo in ginocchio oltre 50 mila profughi che abitano nei campi sorti attorno alla roccaforte militare algerina di Tindouf.
Quasi la metà delle tende sono state spazzate via, tonnellate di riserve alimentari sono andate compromesse: un quarto dei profughi non ha un luogo riparato dove dormire. Ai danni causati dal cataclisma si potrebbe aggiungere l’emergenza sanitaria: molti corrispondenti denunciano infatti il rischio che dalle macerie allagate si sprigionino epidemie.
Anche l’ormai consueto appuntamento della Sahara Marathon, una mezza maratona che attraversa i campi profughi con lo scopo di catturare l’attenzione dei media internazionali, passerà in secondo piano all’emergenza umanitaria.
Nonostante questa alluvione, il 27 febbraio resta una data costitutiva dell’identità Saharawi.
mapasaharaui2La costituzione di una propria repubblica, riconosciuta dalla comunità internazionale e persino dai vicini Stati africani (nel 1982 la Rasd viene accolta nell’organizzazione dell’unità africana con conseguente fuoriuscita del Marocco che non riconosce legittimità alla repubblica in esilio) rappresenta per il popolo Saharawi la promessa concreta di poter tornare nelle proprie terre.
La prospettiva del ritorno non è mai stata abbandonata da questo popolo, al punto che nell’area di Tindouf i quattro campi che ospitano gli oltre 200mila profughi, hanno lo stesso nome delle città di provenienza: Aaiun, Ausserd, Smara e Dakhla e ricalcano ancora le antiche consuetudini organizzative.
Questi ultimi trent’anni in esilio sono stati attraversati da una continuo conflitto a bassa intensità tra le forze di occupazione marocchine (la Mauritania infatti abbandonò ben presto rivendicazioni territoriali sull’area) e il Fronte Polisario, l’esercito di liberazione Saharawi.
Numerose organizzazioni umanitarie hanno denunciato nel corso di questi trent’anni il ricorso da parte dell’esercito marocchino ad armi di distruzione di massa (come napalm e fosforo bianco), alla tortura sui prigionieri politici e all’eliminazione dei dissidenti, nuovi desapparesidos sahariani. Dal 1981 il Marocco ha avviato anche la costruzione di un muro nel deserto, circondato da campi minati. Oggi la barriera di protezione, che in alcuni tratti è costituita da sei muri paralleli, ha raggiunto la lunghezza di 2720 km.
Dal 1991 il caso dei Saharawi è monitorato da osservatori internazionali che hanno operato nell’ambito del progetto delle Nazioni Unite denominato Minurso. L’obiettivo di questa tutela, che garantiva il cessate il fuoco tra esercito marocchino e fronte polisario, era l’organizzazione di un referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi. Negli ultimi anni è stato più volte prorogato il mandato del Minurso ed è stata presentata una sorta di “road map” dall’inviato speciale dell’Onu, Richard Baker.
Ciononostante il governo marocchino continua a chiedere tempo. Vuole riflettere. Per le autorità di Rabat il sogno di un Grande Marocco prevale sul rispetto del principio dell’autodeterminazione dei popoli.
I paesi che riconoscono la RASD sono peró in aumento e c'é chi scommette e investe sulla repubblica in esilio. All’indomani della visita in Marocco del ministro degli Esteri D’Alema, il Fronte Polisario lancia dalla Camera dei deputati un appello al governo italiano ad essere protagonista
positivo nella soluzione del conflitto del Sahara Occidentale che oppone i sahrawi e la monarchia di Rabat da oltre 30 anni. Mohamed Khaddad, responsabile sahrawi dei rapporti con la missione dell’Onu per il referendum nel Sahara Occidentale (Minurso) ha affermato che l’Italia può giocare un ruolo più attivo nella regione poiché non ha un passato coloniale e ha buoni rapporti sia con l’UE che con i paesi del Maghreb. Per poter
giocare appieno questo ruolo Khadad ha ricordato la necessità di dialogare con le due parti con pari dignità.
Nel loro incontro col dirigente sahrawi, gli onorevoli Carlo Leoni e Giorgia Meloni, vicepresidenti della Camera e presidenti dell’Intergruppo parlamentare Italia-Sahrawi, hanno ricordato di aver posto la medesima questione, ruolo del governo e riconoscimento del Fronte Polisario in Italia, nel loro recente colloquio col viceministro Ugo Intini. I due presidenti e l’on Mantovani hanno riferito dell’audizione, due settimane fa, di Aminatu
Haidar, la dirigente sahrawi nei territori occupati, davanti al Comitato diritti umani della Camera, che ha allo studio l’opportunità di una missione nei territori occupati. L’Intergruppo Italia-Sahrawi valuterà la possibilità di un atto parlamentare che impegni il governo italiano a sostenere il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi come costantemente affermato dalle Nazioni Unite. Khaddad ha sottolineato la necessità di un cambiamento di prospettiva da parte dell’Europa. Il Marocco ha avuto a disposizione oltre 30 anni ma non è riuscito ad imporre la sua occupazione. La proposta che si accinge a presentare al Consiglio di sicurezza, che entro il 30 aprile deve rinnovare il mandato della Minurso, circa una “autonomia” del Sahara Occidentale non contiene nulla di nuovo poiché esclude qualunque scelta da parte del popolo sahrawi. Il Polisario – ha aggiunto Khaddad – è pronto a condividere qualunque aspetto col Marocco purché i sahrawi possano pronunciarsi sul proprio futuro.
“Liberi di votare per un Sahara libero” è la Campagna nazionale che l’Associazione nazionale di solidarietà con il popolo sahrawi (Ansps) ha lanciato in previsione della scadenza del 30 aprile. Alla campagna hanno aderito numerosissime associazioni, sindaci dei comuni gemellati con i campi profughi sahrawi e personalità del mondo della politica e della cultura.

 

 
< Prec.   Pros. >