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Benedikt Franke, un dottorando del Centro di Studi Internazionali di Cambridge, ipotizza con l’ausilio di una articolata introduzione storica, un progetto di costituzione di una forza armata africana di intervento per perseguire la soluzione dei problemi di sicurezza del continente. Le iniziali e distanti posizioni dei leaders africani su significato e modalità di impiego di una forza militare comune, secondo taluni da impiegare per respingere le minacce esterne, da talaltri da destinare ad operazioni di peace-keeping a fronte di conflitti interni, si sono andate attenuando, a partire dall’inizio degli anni ’90, a seguito del dilagare, in quel periodo, di vaste turbolenze che hanno scosso il continente. Il deterioramento della sicurezza in Africa, cui ha fatto da contraltare il progressivo disimpegno della comunità internazionale, avrebbe indotto gli stessi Stati africani a ricomporre le proprie divergenze e a sollecitare, a suo tempo, l’Organizzazione per l’Unità Africana ad assumere un ruolo propositivo nel quadro della sicurezza collettiva e ad elevare il proprio profilo nella gestione dei conflitti.
Le gravi crisi in Ruanda ed in Somalia, emblemi e culmine della spiralizzazione di conflittualità interne, avrebbero spinto i leaders africani ad esplorare, con maggiore convinzione, nuove vie in direzione della formazione di una efficace forza di stabilizzazione. Il permanere di perplessità ad attribuire l’intero governo delle truppe di interposizione all’UA, sarebbero state, a detta del saggista, superate da una formula di compromesso con la distribuzione della costituenda forza pan-africana in cinque distinte aree sub-regionali identificate con le Regional Economic Communities (REC). Si sarebbe delineata, in tal modo, un’architettura piramidale il cui vertice strategico e responsabilità operativa sarebbero assicurate dall’Unione Africana, mentre i comandi regionali e la composizione delle istituende brigate diverrebbero espressione dei contributi degli Stati appartenenti alla medesima REC. Ne conseguirebbe, argomenta l’estensore dell’articolo, una intensificazione dei vincoli tra i Paesi appartenenti alla medesima sub-regione, rafforzati dai registri del reciproco interesse alla stabilizzazione dell’area oltre che della solidarietà. Sebbene la African Standby Force (ASF) dovrebbe divenire autonomamente operativa nel 2010, la sua progressiva definizione attesta la diffusa consapevolezza del rilievo della sicurezza del continente, ambito di comune interesse e competenza, da affidare alla responsabilità degli stessi Stati africani.
Fonte: Articolo in inglese sel progetto di un esercito inter-africano
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