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Investire in Foresta Vergine
Anche in momenti di crisi, i colossi dell’industria e dei trasporti, guardano alla politica ambientale come un’ opzione per consolidare il proprio mercato e fidelizzare i clienti. Il protocollo di Kyoto identifica due principali meccanismi, a disposizione dei vari Paesi, per raggiungere i limiti prescritti alle emissioni: il “joint implementation”, meccanismo secondo il quale, un paese sviluppato, può acquistare delle riduzioni delle emissioni, finanziando progetti che limitano le emissioni in altri Paesi sviluppati o con economie in fase di transizione e i “clean development mechanism” comunemente detti CDM, che permettono ai Paesi più sviluppati di ricevere dei crediti alle emissioni nei paesi in via di sviluppo e il trading sulle emissioni. Alcuni studi stimano che il 15 % delle emissioni mondiali di gas serra potrebbero essere ridotte attraverso “pratiche forestali sostenibili”. Proprio grazie al trading sulle emissioni si è aperto un nuovo mercato che permette, in pratica, di respirare CO2 a pagamento. Alcuni movimenti ambientalisti contestano queste politiche che permetterebbero alle nazioni che piu stanno inquinando, una sorta di via di fuga per continuare a inquinare. L’importante pero è il risultato e se a conti fatti questa strada permette di ridurre le emissioni, non si vedono ragioni per non percorrerla.
La compravendita di “carbon credit” è ormai una pratica consolidata, e molte aziende, per attrarre l’attenzione dei mass media e di un pubblico ambientalmente sensibile, investono in verde in cambio di anidride carbonica.
Nel 1997 il Costa Rica è stato il primo paese al mondo a trasformare le sue foreste in un deposito di carbonio con la creazione di appositi titoli. Il progetto denominato “Carfix”, riguarda la preservazione delle foreste, il sequestro del carbonio, la riduzione dell’erosione e del degrado idrico. Gia nel primo anno fu offerto il primo stock da 200000 tonnellate, poi acquistato a 10 dollari per tonnellata da un consorzio di compagnie scandinave, fra le quali ABB, Kavaener Energy e EEG. In Bolivia un consorzio americano ha investito 9,5 milioni di dollari per ritirare i diritti di disboscamento di 640000 ettari di foresta. Anche la General Motors, che ora rischia la chiusura, promise di stanziare 10 milioni di dollari per il recupero di una porzione di foresta pluviale in Brasile. L’elenco di imprese che stanno finanziando la riforestazione e la preservazione è sempre piu nutrito e comprende anche aerolinee, piccole imprese di trasporti e fabbriche anche non inquinanti. Vediamo quindi che il mercato dei crediti di carbonio previsti dal protocollo di Kyoto, non ha coinvolto solo i governi interessati a rispettare i livelli da loro imposti, ma anche le stesse industrie. Questo ha sviluppato un emergente mercato di commercio internazionale dei crediti da parte di privati, basato anche su singoli mercati interni. La necessita sempre maggiore potrebbe anche incentivare speculazioni provocando l’innalzamento dei prezzi trattenendo crediti per il “banking”, ovvero per essere immessi nel mercato in un periodo successivo al 2010-12.
Considerando che i CDM saranno i primi meccanismi a essere utilizzati all’interno del protocollo di Kyoto questi determineranno il prezzo iniziale delle emissioni che si stima possano arrivare a 35€/tCO2 (trentacinque euro per tonnellata di CO2).
Ogni ettaro di foresta pluviale ritiene 15 tonnellate di anidride carbonica. Attualmente il prezzo di mercato per tonnellata di carbonio ritenuta (carbon credit), è di 20€/t e come abbiamo detto anteriormente si stima un incremento per il 2012 a 35€/t. Quindi un ettaro di foresta può rendere attualmente 300 euro all’anno e potrebbe renderne 525 nel 2012. Oggi il mercato dei carbon credit è limitato alle aree riforestate, ma prima del 2012 si prevede che saranno estesi alle aree preservate. È ovvio, infatti, che non serve a nulla dare crediti per 100 ettari di riforestazione, se poi vengono disboscati 100 ettari da un’altra parte.
Investire in aree di foresta pluviale può diventare quindi un’ottimo affare o per meglio dire, un’ottima speculazione, se teniamo conto dei valori di acquisto attuali del terreno che vanno dai 50 agli 800 euro per ettaro.
Se prendiamo l’ esempio del Brasile, solo l’1,99 % delle foreste è protetto con aree di preservazione permanente, l’Amazzonia brasiliana, con 369 milioni di ettari, ha solo il 3,6 % dell’area sotto protezione ambientale.
Il vero business non è quindi il disboscamento, ne la sostituzione delle foreste tropicali con campi di grano e canna da zucchero per produrre etanolo, ma la preservazione del polmone verde che ci permetterà di respirare ossigeno anche in futuro e che garantisce le riserve di acqua potabile.
Offriamo 1050 ettari di foresta vergine in Amazzonia con grandi possibilità di sviluppo per progetti ecosostenibili e per l' emissione di eventuali crediti di carbonio al prezzo di 700 USD all' ettaro, per un totale di 735 mila dollari. La vendita si effettua attraverso la cessione del 50% delle azioni di una società che possiede una riserva di 2100 ettari (documenti su richiesta).
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