|
Crisi Dubai: “qui audet adipiscitur’ ovvero chi osa vince
di Fabrizio Zampieri e Daniela Turri*
Per captare investitori, le autorità segnalavano che Abu Dhabi (capitale degli Emirati Arabi Uniti, UAE composto da sette Emirati: Abu Dabi, Ajmán, Dubái, Fujaira, Ras el Jaima, Sarja y Um el Kaiwain) detiene il più ricco fondo sovrano al mondo (di quelli che durante il crollo dei mercati azionari del 2008/inizio 2009 hanno effettuato acquisizioni ed iniettato capitali nelle asfittiche casse di società del settore finanziario, bancario, assicurativo e non solo. Sino a ieri l- Emirato di Dubai, forse era conosciuto ai più per la posizione geografica (nel Golfo, zona petrolio), per l'ineguagliabile (velocissimo) sviluppo urbanistico futuristico, per l'albergo più lussuoso al mondo (l'unico a 7 stelle) a forma di "vela", per il più grande porto del mondo, per
la pista da sci (coperta/indoor) che ti permette di fruire del "St.Moritz style" anche se fuori ci sono 40°, per il centro commerciale più grande del mondo (ci sono al suo interno 1.200 negozi ed attività commerciali…), per il GP di F1 che avevamo visto in tv solo qualche settimana fa dal nuovo avveniristico circuito di Abu Dhabi (capitale degli EAU che si trova li vicino), per i 50lt di benzina che costano solamente circa 15euro, per la capacità di calamitare "wealthy people" (quelli con la grana, per intenderci...) da ogni parte del globo e senza distinzioni di etnia, religione, colore e (soprattutto) moneta (rubli, dollari di varia provenienza geografica, sterline, euro, rupie, yen...). Inoltre Dubai, a differenza della vicina Arabia Saudita e degli altri Emirati, non ha riserve di petrolio né di gas: giustificata pertanto la "spinta" degli ultimi anni a fare di questa città-stato uno strategico centro finanziario, turistico ed immobiliare...
Pensate che fino a poco tempo fa le gru a Dubai erano circa 1/5 di quelle in azione nel mondo (!), mentre un intero esercito di decine di migliaia di indiani, pakistani, cinesi ed altri “extracomunitari” forniscono le "braccia" per innalzare grattacieli e torri, per far nascere isole dal mare, per costruire ponti, autostrade, metropolitane... Emiri quasi come novelli faraoni dediti ad innalzare piramidi e templi usando una forza lavoro immensa, totalmente non indigena ...
Ma siamo sicuri che dalla mattinata del 27 novembre 2009 tutti sono ora più informati su questo Emirato (uno dei 7 che formano la confederazione degli Emirati Arabi Uniti o UAE) dopo la dichiarazione/richiesta fatta dalla Dubai World, società a controllo statale impegnata nella realizzazione dell’arcipelago a forma di "mondo", visibile persino dalle navicelle spaziali che orbitano intorno alla terra nelle loro missioni spaziali (vedi foto...).
Le isole con ville annesse ed attracco privato, già su progetto, nel 2006, andavano a ruba a prezzi da capogiro (basti pensare che Rod Stewart si era comperato l'Inghilterra per 30mln di US$ e si ricordano anche le trattative di Schumacher e Michael Jackson..., ma non è possibile scorrere la lista di tutti gli acquirenti, per la privacy...). E proprio la Dubai World, e la sua società controllata Nakheel, hanno chiesto la "ristrutturazione del proprio debito" (in pratica, la richiesta di posticipare il pagamento di quanto in scadenza, a partire dal dic09). Debito "limitato" a circa 9 miliardi di US$ da pagare a partire dal prossimo 14 dicembre e nei prossimi 4 mesi; ma sembra che in totale Dubai abbia accumulato debiti pari a circa 80 miliardi di US$ dovuti soprattutto ad operazioni di espansione nel settore bancario, immobiliare e dei trasporti, tutte attività pesantemente colpite dalla recente crisi finanziaria ed economina.
Il 09.09.09 (fissati con le date come i cinesi, olimpici dello 08.08.08) era stata inaugurata la metropolitana automatizzata più estesa, lunga 70km, sopraelevata e costruita in soli 3 anni; ed in questi giorni doveva anche essere inaugurato il grattacielo più alto del mondo (800mt). La crisi economica mondiale recente aveva già apportato un drastico ridimensionamento al valore degli immobili a Dubai (coinvolti in una bolla speculativa nel periodo 2006/2007) riportandola a valori più consoni scompigliandone però l'equilibrio finanziario.
La preoccupazione sta nel fatto che, praticamente, questa richiesta di posticipare il pagamento dei prossimi debiti in scadenza ha fatto balzare Dubai al 6° posto nella lista dei Paesi a rischio di insolvenza (ricordate l'Islanda??: ieri i CDF, strumenti finanziari che aumentano di valore con l'aumentare della percezione del rischio insolvenza sono saliti da 116basis points a 435bp, quindi addirittura su livelli superiori a quelli che aveva l'Islanda nell'autunno dello scorso anno).
Le società di rating Moody's e Standard&Poor, ben note per la loro lungimiranza (siamo ironici, per chi non lo avesse capito...) hanno immediatamente abbassato il rating di varie Società coinvolte nelle varie operazioni della Dubai World; alcune emissioni sono state declassate a junk (titoli spazzatura) ed addirittura S&P ha emesso una dichiarazione in cui indica come "la ristrutturazione del debito possa essere considerata una inadempienza secondo i loro criteri di valutazione" (The debt "restructuring may be considered a default under our default criteria" - Bloomberg). Queste prassi ci ricorda tanto la tripla A che sino ad un giorno prima del fallimento tali agenzie di rating assegnavano a Lehman Brothers (che accidenti valutano queste agenzie internazionali se si accorgono che i buoi sono scappati solo quando trovano la stalla vuota???? non è che per caso forniscono ai ladri la chiave per aprire i lucchetti ?? e stiamo ancora ad ascoltarli?); ma se poi andiamo a vedere la composizione del capitale sociale di questi enti che dovrebbero essere piuttosto imparziali ed obiettivi, ci accorgiamo che i maggiori azionisti sono Banche, compagnie assicuratrici e multinazionali.
E' doveroso sottolineare come siano moltissime le Banche esposte sul fronte Dubai, a partire da quelle britanniche (Royal Bank of Scotland e Barclays) e tedesche.., non a caso il settore bancario è stato quello maggiormente colpito dalle cadute borsistiche del giorno successivo.
Come vedete, "tutto il mondo è Paese"...ed è curioso notare come negli ultimi anni siano stati i Paesi dalle superfici territoriali limitate (Islanda, forse Dubai...) ad originare parte dei devastanti tsunami finanziari che colpiscono le economie di tutto il mondo...
Infine vi chiederete come mai quel : "Qui audet adipiscitur" altrimenti noto come "Who dares wins"... Ebbene, è stato il motto di nove unità d'elites da combattimento, le cosiddette forze speciali. La prima ad usare tale motto fu la SAS Special Air Service britannica, poi la ben nota Rhodesian Special Air Service, i francesi del 3° e 4° squadrone della SAS (paracadutisti) ed altri (australiani, belgi, greci, israeliani, neo-zelandesi...). Ci sembra un motto assai appropriato per le vicissitudini finanziarie ed economiche che ogni nazione ma soprattutto ognuno di noi si trova ad affrontare, a vivere ed a "combattere" di questi tempi... Vi sono unità di elites (finanziaria) che operano dietro le quinte, quasi invisibili a questa maggioranza fin troppo silenziosa: contribuenti ignari di essere proprietari di grandi banche e finanziarie, visto che le hanno salvate con i loro soldi sotto forma di innalzamento delle tasse e del debito pubblico.., e che ancora corrono a sottoscrivere qualsiasi documento senza leggerlo e si stupiscono di mercati che cedono un -3% in un solo giorno, mentre sorridono contenti e soddisfatti davanti a dei +3% +3% +5% che si susseguono ininterrotti... Nessun cuore resiste sotto sforzo prolungato ed estremo.., infatti lo devi lasciar riprendere fiato.. e ritmo. Ricordando ogni giorno che la nostra mente, il nostro cervello, la nostra capacità critica e di valutazione sono gli elementi che ci permettono di essere indipendenti e di affrontare quindi consapevolmente ogni scelta. Ad occhi aperti.
*Fabrizio Zampieri (economista ed analista finanziario) e Daniela Turri (analista tecnico indipendente).
Email:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
|