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Giovanni Falcone un padre in lotta contro il silenzio PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Cocozza   
mercoledì 21 novembre 2007

angelo_in_indiaGiovanni Falcone un padre in lotta contro il silenzio
Di Massimiliano Cocozza

Giovanni Falcone è un omonimo meno noto, un padre in lotta contro il silenzio perbenista e colpevolista di autorità e mezzi d’ informazione, Investire nel Mondo lo ha intervistato. Siamo andati dietro le quinte dell’arresto in India di Angelo e Simone, accusati – a detta della famiglia e amici, ingiustamente - di traffico internazionale di droga. Ancora una volta dobbiamo denunciare il mutismo dei media e delle autorità con un’ altro esempio di come ci si può trovare nei guai all’ estero e senza nessuno che osi difenderti. Questo tipo di omissione da parte dei mezzi d’ informazione italiani in casi di italiani accusati, spesso per puri interessi politici o economici, di reati che coinvolgono oltre al fattore penale, la morale pubblica, è realmente rivoltante. Si tratta di veri e propri sequestri, in paesi dove i diritti umani, civili e di difesa vengono calpestati ogni giorno. La Farnesina però non interviene e non porge neanche una mano per i diritti negati.
Approfittiamo di questo ennesimo caso per lanciare raccolta firme per una legge che garantisca il gratuito patrocinio anche agli italiani detenuti all'estero. petizione lanciata da secondoprotocollo.org che riprendeva una mozione parlamentare dell’ On Marco Zacchera (AN)

Raccolta Firme

angelo_e_simone_in_indiaIl blitz della polizia indiana.
Due nostri giovani connazionali Angelo Falcone (26 anni) e Simone Novili, si trovavano in vacanza in India, erano alloggiati in una casa privata a pagamento nella città di Mandi, Stato di Himachal Pradesh, nell’India nord-orientale, quando improvvisamente la sera del 9 marzo 2007 la polizia indiana irrompeva nella casa sottoponendo tutti i presenti a perquisizione personale e dei loro effetti personali. Pur non avendo trovato niente di illegale, i due ragazzi italiani erano tradotti presso la locale stazione della polizia, dove venivano trattenuti per un interrogatorio senza che venisse loro concesso di telefonare all’ambasciata italiana  o ai loro genitori, benché espressamente richiesto.
Il verbale col trucco
Provati da 24 ore di interrogatorio e di torture psicologiche e pur di poter riuscire a telefonare all’ambasciata i due ragazzi hanno firmato un documento incomprensibile poiché scritto in Indi che, a detta della polizia, altro non era che un semplice verbale dei fatti accaduti. Invece una volta firmato questo “verbale” sono stati immediatamente condotti in carcere in stato di arresto. Pochi giorni dopo hanno saputo che gli veniva contestata la detenzione di 18 Kg di hashish e che con la firma sul quel “verbale” i due confermavano che erano stati fermati mentre a bordo di un taxi nel mentre si stavano recando all’aeroporto per imbarcarsi su di un volo diretto in Italia.
La difesa
I genitori di Angelo e Simone, non appena informati dell’accaduto, hanno subito contattato la Farnesina e l’Ambasciata Italiana in India, richiedendo assistenza. I genitori hanno denunciato un abuso di potere, rilevabile dalle molte incongruenze del rapporto della polizia, che dimostrava, secondo, loro la malafede degli agenti. Le prove di questo sono riassumibili in pochi punti sintetici. L’incongruenza del luogo dell’arresto, per strada a bordo di un taxi secondo la polizia, in una casa privata secondo i ragazzi italiani. Il fatto facilmente rilevabile che i biglietti del volo di ritorno erano datati 16 marzo, quindi 6 giorni dopo la fantomatica fuga. Infine come si può credere che due ragazzi incensurati possano pensare di potere passare almeno due dogane internazionali, in aeroporti super controllati, viste le ulteriori misure di sicurezza post-11 settembre, con 18 chili di hashish, dico 18, non qualche spinello? Si tratterebbe di fare passare inosservato un bagaglio di grandi dimensioni zeppo di droga. E ricordiamoci che stiamo parlando del figlio di un carabiniere e non di un giovane indigeno di una tribù sperduta in amazzonia.  I ragazzi racconteranno poi di una tentata estorsione da parte dei due poliziotti che li hanno arrestati, tali ispettore Rayesh Kunar e l’agente Sanyeev Walia, che oltre ad appropriarsi di tutti i soldi che Angelo e Simone avevano, hanno chiesto 20.000 euro per farli tornare in Italia. Nell’appello ufficiale alle autorità italiane sottoscritto da Angelo e Simone, i due sottolineano come siano stati arrestati in una casa privata e sollecitano indagini da parte di una “altra polizia” ribadendo di essere stati “messi in mezzo” a traffici a cui sono completamente estranei.
farnesinaL’ambasciata d’ Italia in India e le istituzioni italiane
Si sa che un’ambasciata non può molto di fronte alla legislazione di paesi stranieri e che deve seguire un iter burocratico che ha i suoi tempi ed i suoi protocolli, ma di fatto sembra che non ci sia stata una posizione di ferma difesa di alcun tipo. Intanto Angelo e Simone vengono detenuti, in condizioni pietose, costretti a dormire per terra, a lavarsi in un secchio d’acqua e a mangiare riso una sola volta al giorno. Poco dopo hanno contratto l’epatite per la quale ricevono cure approssimative. Intanto in Italia l’attivismo del padre di Angelo, Giovanni Falcone, porta alcuni politici a muoversi e a proporre una discussione in Commissione Affari Esteri del Senato. La discussione, proposta dagli onorevoli Ramon Mantovani (RC-SE) e Tommaso Foti (AN), ottiene la risposta del vice-ministro Franco Danieli, il quale garantisce che “la Farnesina segue il caso con la massima attenzione”.
Abbiamo intervistato Giovanni Falcone, che oltre ad essere un ex carabiniere in pensione, è anche cattolico praticante e volontario presso la Croce Rossa Italiana. Egli ha svolto servizio volontario anche all’estero. Questo padre sta facendo tutto quanto è in suo potere e forse molto di più. Si definisce ignorante, parla e scrive un italiano approssimativo, ma ha imparato ad usare la rete e gestisce un suo blog da dove cerca in tutti i modi di scuotere l’opinione pubblica. L’indirizzo del blog è http://giovannifalcone.blogspot.com/
L’intervista

D: Signor Giovanni Falcone  innanzitutto quali sono attualmente le condizioni dei ragazzi detenuti?
R: Ho ricevuto una foto del 3 ottobre nella quale sembra che stiano meglio. Sono ingrassati, vanno in ospedale per i controlli. La foto è stata fatta durante una visita nel cortile di passaggio verso il tribunale, perché all’interno del carcere non è permesso fotografare.
D: Che tipo di epatite hanno contratto in carcere?
R: l’epatite riscontrata dovrebbe essere di tipo A, quella alimentare. Il fatto è che le carceri locali sono in uno stato di igiene al limite della sopravvivenza ed il clima caldo ed umido non aiuta di certo.
D: Come sono stati curati?
R: Sono stati curati con antibiotici ma non so molto di più.
D: Che tipo di professione svolgeva e/o intendeva svolgere suo figlio?
R: Ha lavorato presso hobby center, ha gestito un bar e lavorava al ristorante di Simone e anche in un negozio di telefonini;
D: Ha altri figli?
R: Ho un'altra figlia che studia all'università di Parma.
D: Quali erano le sue conoscenze informatiche prima dell'arresto di suo figlio?
R: La mia conoscenza dei computer era a livello di hobby.
D: Come e perché si è deciso ad aprire un blog?
R: Ho fatto il blog per dar notizie circa il caso dei ragazzi visto che nessuno se ne occupava tranne qualche giornale locale.
D: Lei ha richiesto l’intervento di diverse autorità quali?
R: Mi sono mosso sia cercando contatti seguendo le vie tradizionali, con lettere, telefonate, email  che attraverso le mie conoscenze personali. In particolare ho cercato parlamentari. Poi Amnesty International partendo dalla sezione di Matera e arrivando fino a Roma e poi Londra, ma non ho ricevuto neanche una risposta. E pensare che i ragazzi sono rovinati per sempre, perché sono infangati. Con un’imputazione di traffico internazionale di droga nessuno li assumerà mai a lavorare. E inoltre anche il nome della mia famiglia resterà per sempre infangato e tutto ciò senza avere commesso nulla. Mio nonno diceva sempre che il fango fresco si lava e quello secco rimane per sempre appiccicato addosso.
D: Chi è Filippo D’Errico, che si è recato nel carcere di Mandi a trovare Angelo e Simone.
R: Si tratta di un fotografo foggiano che si è interessato volontariamente al nostro caso. Essendo in India, mi ha contattato per chiedermi il permesso di visitare i ragazzi ed è stato fatto entrare 3 o 4 volte in carcere. Gli è stata negata l’autorizzazione di fare foto. Comunque è stato il primo che ci ha potuto offrire una testimonianza sul loro stato di salute. Poi, nonostante avesse attenuto opportuni accrediti presso il governo locale non gli è più stato concesso di vederli.
D: Esiste un verbale ufficiale sia dell’arresto che delle udienze in corso?
R: Si ho copia del rapporto di polizia originale sia in inglese che in italiano, dal quale non risulta che ci fosse alcun testimone al momento dell’arresto, mentre dopo 5 mesi è stato presentato un nuovo rapporto di 57 pagine, dove risultavano 10 testimoni, tutti poliziotti. Addirittura nell’ultima udienza risultano 24 testimoni. I primi 9 saranno ascoltati a dicembre 2007.
D: Quali sono le evidenze messe agli atti dagli inquirenti?
R: Il giudice fa riferimento allo stesso rapporto nel quale risulta il sequestro del quantitativo di 18 chili di hashish, redatto dalla polizia.  Nello stesso risultano depositati e sigillati i pacchi contenenti la droga, ufficialmente in possesso dell’autorità. L’avvocato ha chiesto di prendere visione della droga sequestrata, ma non gli è stata concessa autorizzazione.
D: Quali legali stanno seguendo la vicenda?
R: L’avvocato incaricato si chiama Sharma e fa parte dell’alta corte dello Stato di Himachal Pradesh. E’ stato scelto da un cugino di Simone che si trovava in India quando sono stati arrestati.
D: E’ soddisfatto dell’operato dell’avvocato Sharma?
R: Per niente, ma io mi sono accodato alle scelte della famiglia di Simone, per non stare a prendere un altro avvocato.
D: Si è parlato di legali che hanno chiesto cifre esorbitanti. Quali richieste le sono state fatte e da chi?
R: Preferirei non fare nomi, mi capisca sono in una situazione piuttosto delicata. L’ultima richiesta è stata fatta sulla base di 65mila euro, più le spese, da uno studio legale di Nuova Delhi, per seguire tutto il caso. Da un altro studio legale sempre di Nuova Dehli, contattato tramite amici di Londra, ci sono stati chiesti 10 mila euro ad udienza, più spese di traduzione (500 euro ad intervento) spese processuali e spese vive. Insomma siamo su cifre che superano i 100 mila euro, che per l’India non sono certo noccioline. Non che in Italia lo siano, soprattutto per la mia famiglia che vive della pensione di un carabiniere. Proprio per questo non siamo stati in grado di accettare.
D: Quale altro legale sta seguendo in ambito internazionale la vicenda?
R: Nessuno.
D: L’ordine degli avvocati in India è stato interpellato in merito alle tariffe esorbitanti richieste?
R: Non mi risulta che esistano tariffari pubblicati dall’ordine locale. Ma non so neanche se esiste un ordine. La mia impressione è che si approfittano degli stranieri. Ma siamo seri in un paese come l’India dove la vita costa niente. Si vogliono fare ricchi sopra a noi.
D: In seguito però qualcosa si è mosso, come mai?
R: E’ successo che ho iniziato lo sciopero della fame e che ho minacciato di andare a darmi fuoco davanti alla Farnesina. Allora finalmente ho ottenuto una visita ufficiale di un funzionario.
D: Il 2 ottobre era prevista una visita da parte di una funzionaria dell’ambasciata italiana, accompagnata da un medico, nel carcere di Mandi a visitare Angelo e Simone ci vuole raccontare cosa è successo durante questa visita?
R: Dopo tante insistenze, la visita della funzionaria c’è stata, si è trattato della dott.sa Giovanna Mirelli la quale ha anche ha presenziato all’udienza del 4 ottobre, consigliatoci di cambiare rappresentante legale. Ci ha fatto sapere che in seguito un medico di fiducia dell’Ambasciata, si è recato dai ragazzi e li ha visitati. L’ambasciata si è occupata anche di fornire, libri ed indumenti ad Angelo e Simone. Devo però fare notare che precedentemente è successo un fatto increscioso. I ragazzi, senza che nessuno ne sia stato informato prima,  hanno ricevuto la visita di due indiani sedicenti inviati dall’Ambasciata Italiana in India, con libri e soldi, i quali hanno chiesto loro di firmare documenti di ricevuta. I ragazzi, visti i precedenti e non comprendendo l’Hindy, inoltre  non essendo stati avvisati, non si sono fidati di firmare ed hanno rifiutato quanto proposto. Avevano paura che fossero inviati di chissà quale banda e che l’accettare li avrebbe compromessi ulteriormente.
D: Esiste un rapporto ufficiale di tale visita?
R: Non mi è stato inoltrato nulla.
sonia_gandhiD: Lei ha richiesto un contatto con la premier Sonia Ghandi che è italiana?
R: Ho provato in tutti i modi, anche attraverso la famiglia che vive aTorino,  ma senza successo.
D: Lei ha prestato e presta servizio come volontario presso la Croce Rossa, ha provato con loro?
R: Io personalmente ho inviato diversi appelli alla Croce Rossa di cui sono un attivo volontario, ma non ho ricevuto una telefonata neanche dall’ispettorato locale del mio paese, dove io presto servizio. Ho persino scritto una email al presidente Barra, ma non ho ottenuto risposta.
D: Ha provato a scrivere al sito di Beppe Grillo perché dessero spazio alla polemica?
R: Ho provato molte volte senza ottenere alcuna risposta. Non ho ottenuto nessuna risposta e nessun interessamento. Nell’ultimo messaggio gli ho specificato che anche lui, ancora prima di iniziare a fare politica, è già diventato come gli altri. E non ho potuto trattenermi da mandarlo al diavolo (per usare un eufemismo ndr).
D: Lei ha incontrato nel giugno di quest’anno il vice ministro Patrizia Sentinelli, quali sono stati gli sviluppi di quell’incontro e cosa ha fatto in seguito?
R: La dott.ssa Sentinelli ha ribadito che segue la cosa, ma di fatto noi non vediamo alcun risultato.
Posso dire che io vedo che dall’ufficio dell’ambasciata italiana in India visitano spesso il mio blog. Quindi sono informati. Però il Ministero si è mosso poco, anzi niente.
D: Quali sono gli sviluppi dell’interrogazione a risposta immediata in commissione esteri dagli onorevoli Mantovani, Siniscalchi e Khalil del giugno 2007 e quella degli on. Foti, Grassi e Briguglio del luglio 2007?
R: Solo risposte formali, niente azioni.
D: Cosa ha risposto il governo italiano?
R: Dicono che “seguono la cosa” e intanto mio figlio mi scrive “Papà non farmi morire in India, ti prego”!
D: Cosa ha fatto e sta facendo il sen. Storace con il quale ha avuto un incontro il 23 settembre scorso?
R: Mi ha detto che mi farà sapere e che ha presentato una ennesima interrogazione parlamentare.
D: Che ne è stato della lettera del Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo?
dalemaskipper1R: Siamo riusciti ad inoltrare la lettera fino agli uffici del Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ma non ci siamo fermati e siamo arrivati fino al Consiglio d’Europa. Ho anche pubblicato sul mio blog la risposta ufficiale di D’Alema, che è di quelle precompilate e uguali per tutti. Io ho lavorato nell’ufficio dell’Ambasciata Italiana a Belgrado e ne ho viste di lettere così. Tutte identiche con il timbro e la firma. Lettere vuote! Posso solo raccontarle un episodio esemplificativo: quando hanno arrestato i due ragazzi in India io ho chiamato l’unità di crisi. Sa che mi hanno risposto? Mi hanno risposto di chiamare l’ambasciata. Ma come, non sarebbe il loro dovere farlo? Pensi che ad oggi gli uffici dell’ambasciata mi hanno inviato circa 24 email, ma sempre e solo risposte formali di due righe e senza che nessuna azione reale fosse intrapresa.
D: Lei è cristiano e cattolico, è riuscito ad inoltrare una richiesta alle autorità ecclesiastiche affinchè si mobilitino?
R: Ho scritto persino al Papa, ma senza alcuna risposta. Come non ho ricevuto risposta dai ministri e dal Presidente Napolitano. Per la chiesa è stata una delusione. Guardi io credevo che almeno il prete del paese dove abito, mi avrebbe contattato per darmi un aiuto morale, ma niente neanche una telefonata. E pensi che io sono stato volontario con l’Associazione Papa XXIII in Russia per assistere minori e i barboni per un anno.
D: Sta insistendo con i mezzi di comunicazione e in che contesti e come stanno rispondendo?
R: Solo i piccoli giornali, speso regionali o locali mi hanno seguito. L’unica eccezione è stata La Stampa che ne ha parlato profusamente. Pensi ho scritto all’Espresso per ottenere spazio. Mi è tornata indietro la cancellazione del messaggio. Altri giornali nazionali hanno risposto che non se ne occupano perché non è una cosa che fa notizia. Me lo hanno detto così, in faccia. Ho chiesto di intervenire in diverse trasmissioni televisive, ma niente. Solo Piazza Grande mi ha tenuto in ballo per un po’, sembrava fossero interessati, ma poi non se ne è fatto nulla. Neanche Striscia la Notizia mi ha dato spazio. Per fortuna la trasmissione di RAI 1 condotta da Franco di Mare e Sonia Grey mi ha fatto un’intervista che speriamo faccia conoscere al pubblico il nostro tragico caso (l’intervista è andata in onda su RAI 1 alle 8,45 del mattino ndr).
D: A parte la lettera di Angelo pubblicata sul suo blog esistono altre lettere di aggiornamento?
R: Si l’ultima mi è arrivata pochi giorni fa, ma la prima e la più toccante ed è quella che ho pubblicato.
D: Quali sono i prossimi appuntamenti con la Corte per i due ragazzi?
R: La prossima udienza sarà dopo Natale.
D: Ma perché in 7 mesi Lei non si è mai recato personalmente in India, anche per trovare un avvocato migliore?
R: In effetti io da subito volevo andare, cercando qualche associazione umanitaria dove appoggiarmi, anche per via della lingua, ma non ho trovato niente, in quei posti ci sono state lotte antireligiose con morti e feriti per i cristiani, nei mesi aprile, maggio, giugno, luglio. L'Himachal Pradesh a dicembre, lo scorso anno, è stato il primo e forse ancora l'unico stato che ha emanato una legge antiriconversione religiosa. Il secondo punto è perché mio figlio anche adesso non vuole che vada, per paura mi succeda qualcosa e secondo me per non farsi vedere dietro le sbarre e poi sa bene che se io vado via qua tutti i contatti che ho creato si perdono, nessuno se ne occupa a pieno come adesso.
D: Cosa secondo lei avrebbero dovuto fare le istituzioni nel suo caso che non hanno fatto e cosa ritiene che debbano fare in futuro per aiutare a trovare una soluzione del suo/vostro caso?
R: Lo Stato prevede il gratuito patrocino ad assassini e delinquenti di ogni tipo, recidivi anche, anche a cittadini stranieri. Vengono spesi centinaia di miliardi anche con arresti domiciliari in alberghi e chalet, mentre agli italiani all'estero niente. Vale a dire che noi in Italia siamo Italiani, all'estero no. Secondo il mio parere questa legge è anticostituzionale e dovrebbero porvi rimedio, sì perché l'art. 24 della Costituzione prevede il gratuito patrocino senza distinzione se in Italia o all'estero, mentre dopo è stata fatta la legge attuale, ripeto anticostituzionale, ma ci vorrebbe una trasmissione televisiva al riguardo con degli Onorevoli o Senatori e Costituzionalisti, io nella mia ignoranza potrei accettare il contraddittorio. A proposito il 22 c.m. parto per l'India con un volo prenotato il 25 ottobre.

 

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
http://www.unhchr.ch/udhr/lang/itn.htm 

 

CONVENZIONE DI VIENNA sulle relazioni Consolari 24.04.1963
Leggi la Convenzione
http://giovannifalcone.blogspot.com/2007/10/convenzione-di-vienna-sulle-relazioni.html

 

MOZIONI PARLAMENTARI PER ANGELO E SIMONE
1. On. Foti Tommaso - On. Briguglio Carmelo (A.N.) - On. Mantovani Ramon - On. Siniscalchi Sabina -
On. Khalil Alì (R.C. S.E.);
2. On. Foti Tommaso (A.N.);
3. On. Pisicchio Pino (Italia dei Valori);
4. Sen. Grassi Caudio - Sen. Russo Spema Giovanni - Sen. Martone Francesco - Del Roio Josè Luiz - Sen. Gaggio Giuliani Adellaide - Sen. Allocca Salvatore - Sen. Boccia Maria Luisa - Sen. Di Lello Finuoli Giuseppe - Sen. Valpiana Tiziana ( tutti di R.C. S.E.);
5. Sen. Storace Francasco (la Destra)

Ultimo aggiornamento ( domenica 09 dicembre 2007 )
 
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