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Scritto da Notizie   
giovedì 20 marzo 2008

india_taj_mahalInvestire in India
Di Massimiliano Cocozza

L’India è un paese immenso con oltre un miliardo di abitanti e rappresenta uno dei mercati finanziari maggiormente in espansione, divenendo un prioritario polo attrattivo per gli investimenti esteri provenienti da ogni continente. Definita la “più grande democrazia del mondo”, quasi a ribadire un confronto più o meno impietoso con la situazione socio-istituzionale dell’altro grande gigante asiatico: la Cina. Il processo di rapida crescita che sta coinvolgendo la quasi totalità dei settori dell’economia indiana è riconducibile ad alcune determinanti fondamentali.

india2In primo luogo quella indiana è una delle economie asiatiche che più delle altre può basarsi su un assetto istituzionale stabile. Ad oltre mezzo secolo dall’indipendenza dagli inglesi, il subcontinente può vantare un sistema di regole che, sebbene ne influenzino negativamente alcuni settori tramite una sorta di “eccesso di burocrazia cronica”, ne garantiscono contemporaneamente un solido sostegno.
L’India può inoltre contare su un palcoscenico di potenziali consumatori domestici senza confronti al mondo in valori assoluti: rilevante e caratterizzante è la presenza di una middle-class in fase di maturazione. Nel relativamente al ristretto territorio indiano, decine di milioni di persone stanno conseguendo una nuova e buona capacità di risparmio e di spesa, desiderosi di poter prendere parte attiva all’autoalimentazione del boom economico del proprio Paese.
Il subcontinente è inoltre impegnato nel portare avanti alcune serie di riforme economiche, al fine di snellire gli iter procedurali. Particolare attenzione stanno meritando gli investimenti esteri, e nonostante la presenza di alcune regolamentazioni piuttosto ferree che limitano fortemente l’insediamento delle imprese straniere in alcuni mercati del Paese (soprattutto in quelli al dettaglio), numerose sono le proposte innovative in tal senso.
L’elenco dei punti di attrazione a vantaggio del Paese asiatico include ad esempio, la presenza di alcuni settori ad alta specializzazione (con relativa manodopera professionale), altri settori con sviluppi record e le cui prospettive di crescita sono ancora tutte da scoprire (lecito citare il settore turistico), la presenza di Zone Economiche Speciali (o SEZ, Special Economic Zones) in grado di attrarre maggiori investimenti grazie a particolari agevolazioni in materia fiscale che giungono in certi casi a complete esenzioni.
Occorre non dimenticare che l’India è, quasi per eccellenza, il Paese delle contraddizioni, con alcune regioni tecnologicamente ed economicamente avanzate a fronte di realtà rurali estremamente povere. Tale diversificazione di mezzi, risorse, energie e potenzialità si riflette in tutti i campi della vita sociale: dalla longevità (l’aspettativa di vita nel Paese è di circa 60 anni, sebbene notevoli siano le differenze da regione a regione), al tasso di analfabetismo, che in alcuni casi raggiunge (e supera il 50%) della popolazione.
Altra diversità riguarda il differente trattamento della persona umana sulla base del sistema delle caste, tradizione in auge in tutto il subcontinente.
In termini di indici macroeconomici, occorre segnalare quello che è uno dei pericoli che incombono sull’economia indiana, che è rappresentato dal tasso dell’inflazione, attualmente oscillante tra il 5% e il 6% e che le prospettive non danno ancora in deciso ribasso. Nonostante numerose dichiarazioni ottimistiche da parte del Primo Ministro Manmohan Singh, diminuire l’odierna tendenza dell’aumento dei prezzi al consumo pare essere uno degli obiettivi più difficilmente raggiungibili anche nel medio periodo.
Come risvolti negativi citiamo ad esempio, la povertà qualitativa (ma anche quantitativa) delle infrastrutture del Paese: porti, aeroporti, strade e ferrovie risultano tutt’oggi inadatte a supportare e stimolare la crescita.
Eppure, nonostante queste “ferite”, l’economia indiana sta dimostrando di potersi sviluppare fino a raggiungere, nei prossimi anni, la fatidica doppia cifra nella crescita della produzione interna lorda, ora vicina all’8%.

india_siliconMiracoli indiani
Le recenti riforme del sistema bancario e finanziario indiano sono solamente gli ultimi importanti passi di un cammino complesso iniziato quasi mezzo secolo fa, e che tra cambi di rotta e differenti interpretazioni è ancora lungi dal completarsi. Dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli anni Ottanta l’India vive infatti l’epoca della nazionalizzazione dei propri principali istituti bancari: le più rilevanti banche commerciali del Paese rientrano sotto il controllo statale che di fatti esercita il controllo sulle attività di raccolta e di impiego. Il processo inverso viene vissuto nell’ultimo ventennio quando, per merito di alcune politiche di liberalizzazione del settore, sorgono numerosi istituti bancari soggetti di diritto privato, di piccola (a volte piccolissima) capitalizzazione. Alcune di queste banche diverranno, con il tempo, tasselli indispensabili nel mosaico bancario indiano.
La liberalizzazione del settore è poi proseguita con l’apertura del capitale degli istituti di credito agli investitori stranieri, sebbene forti continueranno ad essere i limiti al possesso di capitale azionario degli stessi istituti, e all’esercizio del diritto amministrativo di voto nelle assemblee societarie.
Oggi, sebbene il settore bancario e quello finanziario siano ben lontani dal poter essere considerati pienamente maturi, si può rilevare una proficua forma di competitività tra i vari istituti privati e pubblici, con una diffusione geografica e funzionale di grande rilevanza: 70.000 filiali, una crescita continua delle attività di raccolta e di impiego, una rinnovata eterogeneità della gamma delle offerte, un aumento dei volumi generati dal sistema del 15% annuo, l’erogazione dei prestiti che si sviluppa a ritmi che sfiorano il 40% annuo, sono solamente alcuni degli elementi attorno ai quali ruotano le considerazioni fondamentali sul mondo bancario e finanziario indiano.
Le più recenti riforme, relative all’ultima decade, hanno contribuito ad innalzare il livello quanti – qualitativo del sistema, intervenendo su un alto numero di aspetti in cui si avvertiva diffusa carenza: si è snellito l’ambiente transazionale delle borse (con applicazione telematica alle procedure preesistenti, smaterializzazione dei titoli azionari, informatizzazione della National Stock Exchange – la borsa valori nazionale), si è dato luogo a opportune e ponderate privatizzazioni (esempio lampante riguarda la trasformazione in società per azioni delle borse valori), si è dato maggior peso e maggiore autonomia alla Security Exchange Board of India, ente di controllo delle borse indiane.

india_bankLe banche indiane oggi
Oggi il sistema bancario indiano è intensamente diversificato tra banche statali, banche di controllo pubblico, banche private. Il numero di banche pubbliche e banche private tende ad equivalersi (28 soggetti di diritto pubblico e 29 di diritto privato), sebbene il peso delle banche pubbliche sia di gran lunga prevalente rispetto a quello delle banche private (tali istituti controllano circa il 70% del mercato). Le banche straniere sono una trentina, una presenza di relativa scarsità tenendo in considerazione l’importanza e l’ampiezza del mercato bancario del Paese. Proprio la massiccia presenza di banche statali (anche se, nei confronti di un’analisi del sistema bancario indiano sarebbe più corretto parlare in questo caso di banche del settore pubblico, o banche di proprietà dello stato), per molti osservatori rappresenta uno dei problemi maggiori del sistema stesso.
A capo del sistema bancario del Paese vi è senza dubbio la Reserve Bank of India, che in qualità di Banca Centrale assolve i compiti di gestione della politica monetaria e di regolamentazione. Oltre alla State Bank of India, che forma una sorta di unico grande soggetto insieme ai sette istituti ad essa associati, ossia le Banche Statali di Bikaner & Jaipur, Mysore, Saurashtra, Travancore, Patiala, Hyderabad e Indore, esistono una ventina di banche nazionalizzate: Allahabad Bank, Andhra Bank, Bank of Baroda, Bank of India, Bank of Maharashtra, Canara Bank, Central Bank of India, Corporation Bank, Dena Bank, Indian Bank, Indian Overseas Bank, Oriental Bank of Commerce, Punjab & Sind Bank, Punjab National Bank, Syndicate Bank, Union Bank of India, United Bank of India, UCO Bank  e Vijaya Bank.
La parte privata del settore bancario si compone di un equivalente numero di istituti bancari, di diversa dimensione e importanza: Bank of Rajasthan, Bharat Overseas Bank, Catholic Syrian Bank, Centurion Bank of Punjab, Dhanalakshmi Bank, Federal Bank, HDFC Bank, ICICI Bank, IDBI Bank, , IndusInd Bank, ING Vysya Bank, Jammu & Kashmir Bank, Karnataka Bank , Karur Vysya Bank, Kotak Mahindra Bank, SBI Commercial and International Bank, South Indian Bank, Tamilnad Mercantile Bank, UTI Bank, YES Bank.
Tra gli istituti bancari a più grossa capitalizzazione vi è la già citata State Bank of India, sebbene siano diverse le banche private da poter ricordare: dalle straordinarie performance di ICICI Bank e di Kotak Mahindra, agli ottimi risultati di HDFC Bank e UTI Bank. Proprio la Kotak Mahindra è stata recentemente oggetto di analisi da parte della Viratechindia, che ha lanciato una raccomandazione di “Buy” sul titolo dell’istituto di credito: evidentemente il sentimento di ottimismo sulle azioni della società non si è ancora spento dopo i fasti degli scorsi anni. Meno forti sono i segnali per le altre società bancarie appena citate: la Angel Broking ha recentemente segnalato una raccomandazione di “Hold” per le azioni del titolo di UTI Bank, mentre altri advisor internazionali si mantengono ancora su segnalazioni di “Buy”. Altrettanto diverse sono le osservazioni sulla HDFC Bank, sui cui titoli vertono segnali di “Hold” per Asit C Metha, mentre meno di due mesi fa Angel Broking ne ha modificato il rating passando da “Hold” a “Buy”. Sempre positivi i segnali per ICICI Bank, molto attiva anche sul campo degli investimenti internazionali (uno studio recente di Angel Broking consiglia l’acquisto del titolo), e ovviamente per la State Bank of India, che oltre ad essere la banca a più grande per capitalizzazione del Paese, è anche quella che pare offrire le maggiori garanzie nel medio periodo, stando alle ultime considerazioni degli analisti dei broker del subcontinente.

india_stock_market-tower7bigLa Borsa - Il Sensex
Parametro principale per misurare l’andamento delle borse indiane, il Sensex (nome completo “Bombay Stock Exchange Sensitive Index”) è un indicatore composto dai trenta titoli più negoziati nella Borsa di Bombay, che per la sua data di nascita (1875) è la più antica organizzazione del suo genere in Asia.
Nonostante il BSE Sensex sia in larga compagnia (per la sola Borsa di Bombay è possibile individuare una dozzina di altri indici significativi, che suddividono i titoli quotati per capitalizzazione o per settore di appartenenza), esso è spesso utilizzato come metro di paragone per confrontare in linea temporale l’avanzata inarrestabile dell’economia indiana e la qualità del suo stato di salute finanziario.
A intervalli irregolari l’autorità di Borsa di Mumbai rivede la sua composizione al fine di mantenere una stretta correlazione con le condizioni di mercato. Il 1 Aprile del 1979 il Sensex fu varato con base 100, e dal 1990 ad oggi il suo valore è aumentato di oltre 10 volte.
I titoli al suo interno sono diversificati in modo da essere il risultato di un’attenta ponderazione dell’andamento generale dell’economia del subcontinente. Attualmente, con diverso peso, vi sono aziende appartenenti al mondo bancario e finanziario: HDFC Bank, ICICI Bank, State Bank of India; produttori di auto e moto: Bajaj Auto, Hero Honda Motors, Maruti Udyog, Tata Motors; compagnie farmaceutiche: Cipla, Dr. Reddy’s Laboratories, Ranbaxy Laboratories; società nell’information technology: Infosys, Satyam Computer Services, Tata Consultancy Services, Wipro; produttori e fornitori di fonti energetiche: Reliance Energy, ONGC; aziende del settore delle telecomunicazioni: Bharti Airtel, Reliance Communications; e compagnie operanti nel settore dell’industria siderurgica e delle costruzioni, nelle attività estrattive e nelle industrie più o meno pesanti.
Dopo il calo dei primi anni del nuovo millennio, il Sensex ha avuto incrementi record, passando dai 3.377,28 punti del 31 dicembre 2002 ai 5.838,96 punti del 31 dicembre 2003 (incremento annuale del 72,89%), per poi giungere ai 6.602,69 punti del 31 dicembre 2004 (incremento annuale del 13,08%), ai 9.397,93 punti del 31 dicembre 2005 (incremento annuale del 42,33%) e ai 13.786,91 punti del 31 dicembre 2006 (incremento annuale del 46,70%). Nei primi mesi del 2007 il BSE Sensex ha sfondato la soglia dei 14.000 punti. Sebbene da più parti provengano degli allarmi dovuti ad un’eccessiva liquidità presente nel sistema molti analisti finanziari credono che le Borse indiane abbiano ancora un forte potenziale.

india-propertyValutazione degli investimenti
Individuare i settori su cui investire, oggi, in India, corrisponde a effettuare un’interpretazione profetica partendo dall’attuale situazione, già di per sé di disomogenea considerazione. Tuttavia è possibile valutare sinteticamente alcuni dati oggettivi, assunti come elemento di partenza verso un’osservazione più profonda. Verranno esaminati alcuni settori su cui spesso viene posta l’attenzione, tralasciandone altri su cui si è parlato altrettanto frequentemente: meritano comunque un accenno i settori dell’information technology (le cui imprese hanno conosciuto negli ultimi dieci anni una crescita impareggiabile) piuttosto che il settore manifatturiero, o quello automobilistico, o ancora quello turistico (con tutti i suoi sub-settori in rapida espansione, turismo religioso in testa).

Infrastrutture
Come detto nella parte introduttiva, l’India pare avere nella carenza infrastrutturale uno dei principali punti deboli. I programmi di ristrutturazione di porti, aeroporti, ferrovie, strade, e i piani di nuova costruzione, sono rivolti al medio-lungo periodo da una parte, e al brevissimo periodo dall’altra (alcuni cantieri hanno subito ingenti espansioni in vista della preparazione ai grandi eventi che l’India ospiterà , come i Giochi del Commonwealth del 2010).
Con quasi 3 milioni e mezzo di chilometri di linee stradali (la maggior parte delle quali sono strade rurali), l’India ha un complesso intrico di reti più o meno efficienti, cui si dovrà necessariamente metter mano. Occorre inoltre osservare che ben l’80% del traffico passeggeri transita nelle strade, e ben il 65% di quello consistente nei trasporti merci. Tali percentuali non paiono in calo, sebbene i valori assoluti siano invece in crescita. Il numero dei veicoli in circolazione sta inoltre crescendo di un ritmo vicino al 10%, e le autostrade di collegamento tra i principali centri urbani, attualmente in fase di costruzione o di collaudo, sembrano poter dare nuova spinta alle imprese del settore. Ad usufruire di questa ennesima propulsione saranno certamente le più grosse imprese per capitalizzazione nel settore delle infrastrutture e delle costruzioni, come ad esempio la GMR Infrastructure, che può vantare, tra le proprie sussidiarie, alcune società strettamente collegate con i terminali dei flussi di trasporto e comunicazione principali (si cita come esempio Delhi International Airport). Nello stesso settore operano altre imprese di grandi proporzioni, come Unitech e Jaiprakash Associates.
I porti: il subcontinente possiede 12 porti principali e poco meno di 200 porti secondari, con una linea costiera lunga oltre settemila cinquecento chilometri. I porti costituiscono il principale punto di partenza e la principale destinazione dei flussi commerciali internazionali, sebbene all’interno dell’ampia diversificazione merceologica indiana vi siano prodotti tendenzialmente orientati verso altri canali.
Più delicato è il discorso che ruota attorno agli aeroporti indiani, vero biglietto da visita per i turisti occidentali e non. Grossi disagi e lunghe file sembrano essere caratteristiche all’ordine del giorno nei principali scali del Paese. Sondaggi e analisi recenti hanno inoltre segnalato nella scarsa sincronizzazione dei collegamenti e nell’incapacità di gestire il crescente flusso turistico quali fattori di maggior negatività negli aeroporti indiani. Lo stesso si può dire per le ferrovie indiane, storicamente utilizzate dai pendolari del subcontinente, forse il corridoio interno di traffico che maggiormente necessita delle implementazioni.
Come detto nel settore infrastrutturale tante sono le aziende a grossa capitalizzazione che potrebbero replicare le buone performance passate. Si possono citare come esempio Jaiprakash Associates, titolare di numerosi progetti di natura idroelettrica e con molte iniziative in corso d'opera che dovrebbero condurre a ottimi risultati. Jaiprakash può inoltre contare su sei sussidiarie impegnate in tutti i principali segmenti del settore, con una particolare propensione allo sviluppo dello sfruttamento delle correnti fluviali. Le previsioni per il 2007 confermano i positivi risultati del 2006 (vendite in aumento del 9%).
Gli analisti delle case d'investimento domestiche sono ottimisti anche sulle prospettive di alcuni titoli concorrenti, come GMR e Unitech. Quest'ultima è impegnata in diverse operazioni di costruzione, sviluppo e gestione nel settore del Real Estate. Unitech si è confermata come una delle società leader nella costruzione di autostrade, strade, linee di trasmissione, alberghi, ospedali e altri tipi di costruzioni, delle quali l'India necessiterà nei mesi e negli anni futuri. A conferma di ciò è possibile registrare un aumento deciso delle vendite nel 2006 (+36%), rappresentativo di un trend che dovrebbe prolungarsi anche per gli anni a venire.

india_agriculture2Agricoltura
Il settore agricolo contribuisce al Pil del Paese per circa il 20-22%. Quella indiana è un’economia che risente maggiormente – rispetto ad altre economie emergenti o in via di transizione – del buono o cattivo andamento del settore agricolo, che fornisce quasi il 3% di tutta la produzione agricola mondiale. Grazie alle enormi produzioni di cereali, sementi e riso, l’India è al sesto posto al mondo in quanto a produzione di prodotti agricoli, mentre è al secondo posto mondiale per produzione di frutta e vegetali, ed è uno degli incontrastati leader nell’esportazione di spezie.
Per comprendere quanto l’agricoltura sia importante per l’economia e la società indiana si può anche osservare come tale settore sia ancora il principale fornitore di posti di lavoro nel subcontinente, specialmente nelle zone rurali, che al contrario di quelle urbane sono interessate meno dall’esplosione del settore terziario. Inoltre l’espansione di nuovi sistemi di irrigazione e di razionalizzazione dello sfruttamento del territorio hanno contribuito in maniera decisa allo sviluppo dell’agricoltura. Uno dei fattori di spinta fondamentali per l’agricoltura è stato anche l’incredibile allargamento del settore manifatturiero, i cui forti collegamenti con il settore agricolo hanno dato allo stesso un ennesimo nutrimento.
Sebbene abbia conosciuto periodi più propensi all’investimento, il settore agricolo mostra ancora spazi profittevoli disponibili. Gli investimenti nell’agricoltura del subcontinente hanno tuttavia un grosso rischio dipendente dalle condizioni climatiche, e, soprattutto in certe regioni, dal rischio di alluvioni. Da considerare positivamente è invece lo sviluppo di alcuni segmenti del settore in rapida espansione, come la coltivazione di fiori. Secondo alcuni analisti il settore della floricoltura, già ora importante per il settore, potrebbe crescere per qualche anno a un ritmo del 6%. Più lieve è invece la speranza di crescita nella produzione di tè, iuta, caffè e zucchero, sebbene crescente interesse sul mercato domestico stia avendo proprio il caffè, che sta attualmente incontrando dei tassi di sviluppo di produzione e di consumo da record.

india_movieEntertainment e industria cinematografica
Il settore dell’entertainment indiano è una sorta di pozzo profondissimo, nel quale è possibile pescare un po’ di tutto, dalla vastissima produzione cinematografica fino a giungere alla creazione di parchi a tema mitologico (si veda l’esempio del Ganga Dham, primo parco divertimenti a sfondo filosofico – religioso). In particolare, i film occupano oggi un posto di rilievo nel tempo libero degli indiani. La crescita dell’industria cinematografica ha conosciuto negli ultimi anni un progresso fenomenale, ed oggi è uno dei settori che può contare il maggior numero di nuovi impiegati (si stima che le persone coinvolte nel settore di produzione delle pellicole per la televisione e per il cinema sia di circa cinque milioni).
I motivi dell’espansione dell’industria cinematografica sono differenti, ma una citazione doverosa la meritano i numerosi sforzi compiuti in tal senso dalle istituzioni del Paese, che hanno trovato una cultura fertile e pronta a ricevere e far fruttare tali impegni. La tecnologia ha inoltre permesso la nascita di nuovi sistemi di animazione, oltre alla creazione di nuovi canali di sfruttamento (pay-per-view, video-on-demand, ecc.).
Nella valutazione degli investimenti occorre notare tuttavia che sebbene l’industria cinematografica possa contare su buone prospettive di crescita che replichino nel breve – medio periodo gli ottimi risultati passati, non tutto il settore luccica come Bollywood, l’Hollywood indiana. Gli sforzi del governo per battere la crescente pirateria, ad esempio, sembrano aver dato risultati solo parziali. Ottime potenzialità si possono invece osservare analizzando la marginalità di alcune tipologie di produzione: i film quasi monopolizzano la produzione dell’industria, mentre rimangono ancora inesplorate le potenzialità di fiction o telefilm, peraltro piuttosto seguiti nel subcontinente.
Negativo è invece il dato dell’affluenza nei teatri, i cui spettacoli sono quantitativamente poco rilevanti, specie se si tiene in considerazione l’enorme bacino di utenza potenziale dell’India e se si paragonano questi dati con altri Paesi di simile impostazione. Sebbene si possano riscontrare anche in questo settore delle agevolazioni fiscali, ogni Stato ha delle legislazioni differenti, che possono variare anche sensibilmente.
Il settore dell’entertainment è uno dei segmenti del mercato maggiormente in crescita. Tra le società maggiormente di spicco occorre sicuramente citare Mukta Arts. Mukta Arts ha all'interno divisioni piuttosto eterogenee, che si occupano contemporaneamente di creazione, distribuzione e pubblicazione di programmi di intrattenimento. Oltre ad aver già prodotto una ventina di film, la società possiede il controllo di numerose sale cinematografiche, mono o multisala. Dell'attività di distribuzione si occupa invece la Mukta Movies Distribution, una delle citate divisioni della società . Tra l'altro Mukta Arts è anche impegnata nello sviluppo del settore teatrale (segmento del settore che, come abbiamo ricordato, potrebbe offrire grandi opportunità di crescita), con il controllo di oltre venti teatri tra Delhi, il Punjab e l'Uttar Pradesh. Tuttavia i dati riscontrabili ufficialmente non paiono confermare le discrete capacità aziendali: le vendite nel 2006 hanno registrato un calo del 14.71%, sebbene segnali di ripresa anche in tal senso siano verificabili secondo rilevazioni più recenti.
In controtendenza con la Mukta Arts sono i dati delle vendite della New Delhi Television, che nel 2006 hanno fatto registrare un incremento del 24,49%. Rispetto alla Mukta Arts la New Delhi Television (abbr. NDTV) ha una struttura più omogenea, concentrandosi soprattutto sulla fornitura e distribuzione di news e programmi. Tuttavia la NDTV gode di una discreta diffusione anche all'estero, offrendo servizi anche agli indiani non residenti. Inoltre NDTV da circa quattro anni offre un servizio completo di informazione con NDTV 24x7 (in inglese) e NDTV India (in hindi), due canali che trasmettono news 24 ore su 24. Più recentemente NDTV ha lanciato anche NDTV Profit, un canale dedicato esclusivamente all'economia e agli affari, confermandosi una delle società del settore più attive.
Da segnalare è anche la compagnia di Aaj Tak, TV Today, azienda dall'impostazione meno internazionale rispetto a NDTV, che ha tuttavia recentemente arricchito la gamma della propria programmazione con Headlines Today (canale di informazione in inglese) e Tez (canale di informazione in hindi). Poco più di un anno fa l'azienda è entrata nel mercato americano con la EchoStar. Grazie anche a questa operazione le vendite nel 2006 sono aumentate del 14,64%. I commenti degli analisti per la NDTV e per TV Today sono piuttosto cauti nel breve periodo, (ad esempio Modern Share & Stock Brokers invita all’attesa e all’acquisto solo in fase di declino). D’altro canto però Viratechindia considera il titolo della televisione di New Delhi (NDTV, appunto), molto promettente, tanto da dichiarare qualche settimana fa che il valore di mercato delle azioni possa crescere ancora del 15% nel breve periodo. La Borsa ha infatti risposto positivamente, negli scorsi mesi, ad alcuni cambi vicini al vertice aziendale, e le nuove alleanze strategiche (recente è quella con la Karan Johar & Dharma) dovrebbero portare ai frutti sperati.

india_medicalIndustria farmaceutica
L’industria farmaceutica indiana ha conosciuto una rapida espansione negli ultimi anni grazie agli enormi contributi della tecnologia nella ricerca. Il mercato domestico farmaceutico indiano è valutato in crescita, con una stima del valore complessivo di $12 miliardi nel 2010.
Il settore farmaceutico del subcontinente sviluppa farmaci per le maggiori case venditrici del mondo e conta da solo per oltre l’8% della produzione mondiale (per volumi di produzione) e per il 13% della produzione mondiale in controvalore.
Le esportazioni sono valutate nell’ordine dei $4 miliardi, posizionando l’India al 17mo posto nella classifica delle esportazioni farmaceutiche. Di discreta considerazione è anche la grande eterogeneità della destinazione dell’export farmaceutico: l’India fornisce medicinali e prodotti del settore a oltre 200 Paesi, parte dei quali appartenenti al gruppo dei Paesi più sviluppati, come Giappone, Stati Uniti, Australia e gran parte della regione Europea.
Come molti altri settori in via di consolidamento in Asia, anche il settore farmaceutico indiano presenta rilevanti vantaggi in termini di costi di produzione. Riforme recenti hanno inoltre innalzato gli standard qualitativi. Oltre al basso costo della forza lavoro, unito a un livello qualitativo elevato ma ancora in crescita, si deve tenere in considerazione una serie di iniziative avanzate dal Governo per rafforzare il settore, come gli incentivi fiscali per la ricerca.
Rispetto al settore dell'entertainment, il settore farmaceutico registra delle performance molto più altalenanti, e i titoli al suo interno hanno un grado di volatilità maggiore. Tuttavia è anche un settore consolidato. Il Paese è il quarto produttore mondiale di farmaci, con un peso sulla produzione globale per volume dell’8%, e l’1,5% del valore. Oltre ad essere rilevante quantitativamente, il subcontinente ha un’influenza in tutta la gamma dei prodotti terapeutici. Tra i titoli maggiormente attivi vi è sicuramente Cipla, con ottimistiche previsioni per il 2007 (ricavi stimati in crescita del 10/12%). Inoltre la società ha lanciato alcune campagne e iniziative che l'hanno condotta al centro dell'attenzione, tra cui un'iniziativa globale contro la malaria. Il titolo Cipla ha avuto segnali quasi omogenei di "Buy" fino al 2004. Dal 2005 in poi gli analisti si sono collocati su posizioni più prudenziali, evitando le euforie. Oggi il titolo ha una valutazione meno allettante che nel recente passato: nonostante ciò la maggior parte delle case di investimento continua a consigliarne l’acquisto, soprattutto in vista dei nuovi affari della società in campo internazionale con acquisizioni dirette, localizzazioni di sussidiarie (come è avvenuto pochi mesi fa con la Cipla FZE a Dubai) e joint ventures tecnologiche come la recente intesa con la giapponese LTT Bio-Pharma  nel campo dello sviluppo dei nanosteroidi.
Oltre a Cipla vi sono altre società a grande capitalizzazione in grado di costituire delle redditizie opportunità di investimento. Tra di esse sicuramente c'è Ranbaxy Laboratories, società recentemente molto attiva nel campo delle acquisizioni anche a livello internazionale: il 14 febbraio 2006 la Ranbaxy Netherlands B.V. ha acquistato Ehimed, il 1 aprile Ranbaxy Italia S.p.A. ha acquistato parte della Allen S.p.A., una divisione della GlaxoSmithKline. Nello stesso anno la società ha acquisito il controllo della Terapia S.A. mentre a dicembre vi è stato l'acquisto della Be-Tabs Pharmaceuticals. Le vendite sono cresciute nell'anno conclusosi da qualche mese del 14%, e le stime per il 2007 sono molto ottimistiche, in virtù anche delle previsioni fuoriuscite dopo i commenti all'ultima trimestrale: i ricavi previsti dovrebbero far segnare un incremento attorno al 15%. Nonostante queste premesse i giudizi sul titolo sono piuttosto confusi ed eterogenei, con chiari e recenti segnali di "Buy" (alcuni advisor li "rinnovano" da oltre un anno, dimostrando una certa coerenza di intenti) che si affiancano a un sentimento di sopravvalutazione del titolo, e di preferenza per altre stock come Cipla. Altra società in forte crescita è la Dr Reddy's Laboratories, anch'essa molto attiva in campo internazionale con l'acquisizione, più di un anno fa da Roche  dell'Industrias Quimicas Falcon de Mexico e, più recentemente, della Holding GmbH e del gruppo Betapharm. Le vendite nel 2006 sono cresciute del 30%, e i dati stimati per il 2007 in termini di ricavi e p/u sono molto positivi. A conferma di ciò la posizione degli analisti sul titolo Dr Reddy's Laboratories è omogenea, con raccomandazioni esplicite all'acquisto (vi è anche una recentissima ricerca di Angel Broking con esito positivo). Sia Dr Reddy’s che Ranbaxy che Cipla sarebbero inoltre in corsa per l’acquisto della divisione dei farmaci generici di Merck, sebbene stando ai più recenti comunicati stampa societari, Dr Reddy’s non abbia ancora formulato una proposta ufficiale. Le altre concorrenti si sono invece già mosse, per un affare che si ritiene vicino ai €4 miliardi e che viene considerato come un passo decisivo verso la leadership mondiale del settore. Non è nemmeno escluso che da questa gara Dr Reddy’s decida di tirarsi fuori volontariamente. Da non dimenticare è infine anche il titolo di Wockhardt: l'azienda nel 2006 è stata molto partecipe al gran mercato delle acquisizioni, completando quella della Dumex India e, più recentemente, quella della Pinewood Laboratories. Le vendite nel 2006 hanno fatto registrare un incremento di circa il 22%, mentre la crescita dei i ricavi per l'anno in corso dovrebbe essere del 10%.

india_industryGigantismo aziendale
Merita una menzione separata il richiamo all’interminabile sviluppo di alcune delle più importanti aziende del subcontinente, che negli anni hanno ceduto all’irresistibile tentazione di fare shopping nel resto dell’Asia e oltre.
Un esempio è rappresentato da Arcelor Mittal, l’azienda, la cui attività andrebbe collegata anche al territorio dei Paesi Bassi, viene qui riferita all’ambiente indiano, che nel proprio sito ufficiale espone una “growth timeline” che ne evidenzia la crescita dentro e fuori i confini nazionali. Dalla acquisizione della Iron & Steel Company of Trinidad of Tobago (1989) fino alle più recenti incorporazioni e joint ventures, Mittal è divenuto da qualche anno il primo produttore d’acciaio al mondo, con una produzione sul totale mondiale che si aggira attorno al 10%, con un volume di 42,1 milioni di tonnellate d’acciaio del 2004, 59 milioni di tonnellate nel 2005 e 116 milioni di tonnellate nel 2006, dopo l’affare Arcelor.
Stesso settore, politiche simili, anche per Tata Steel, recentemente ancora alla cronaca per l’acquisizione dell’industria anglo-olandese Corus (dopo un duello a colpi di offerte con una compagnia brasiliana) e il rafforzamento delle joint ventures con la nostrana Fiat. Tata è il quinto produttore di acciaio al mondo, e oltre a Corus controlla altre aziende del settore in tutto il globo che hanno creato una rete di relazioni giudicata in maniera ottimale dagli analisti.
Tuttavia non si intenda che le opportunità di investimenti per piccoli e medi risparmiatori siano limitate alle partecipazioni nelle grosse società . Anche grazie alle riforme dell’ultimo decennio, la gamma dell’offerta del risparmio gestito e del risparmio amministrato indiano si è fatta notevolmente più ampia e variegata. Si moltiplicano inoltre le proposte formulate dalle banche occidentali, che vanno continuamente ad arricchire l’estensione di strumenti finanziari a disposizione degli investitori professionali e non professionali.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 24 marzo 2008 )
 
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