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Scritto da Notizie   
domenica 25 maggio 2008

viktorTraffico d’armi internazionale
Arrestato il mercante d’armi internazionale che fa tremare le poltrone
Di Massimiliano Cocozza

Il 6 marzo 2008 la polizia thailandese arresta a Bangkok Viktor Bout di nazionalità russa. Le autorità affermano di aver agito sotto il mandato internazionale di arresto emesso qualche anno fa dalle Nazioni Unite e di aver sventato un tentativo di vendere un importante stock di armi al movimento guerrigliero FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). L’arresto e’ stato possibile grazie agli sforzi congiunti della DEA Americana e dell’Interpool di quattro paesi: Thailandia, Olanda, Romania e Danimarca.
Viktor Anatolyevich Bout è nato a Dushanbe in Tagikistan nel 1967 da genitori russi e vive a Mosca. Ha cinque passaporti, parla sei lingue. Ex agente del KGB, ha accesso agli arsenali dell’ex Unione Sovietica e di altri paesi dell’est europeo.

A partire dal 1992 organizza una rete internazionale per la vendita di armi, costruendosi un impero economico. Dal 1992 al 1995 fornisce armi a diverse milizie afgane compresi i Talebani per un valore stimato di 50 milioni di dollari americani. Quindi si concentra sul mercato africano.
E’ in grado di offrire di tutto, da una vasta gamma di armi e munizioni, dal AK 47 di fabbricazione sovietica o cinese a sofisticati sistemi missilistici terra aria ed elicotteri da combattimento russi MI-24. Nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) Viktor Bout è stato il fornitore ufficiale del MLC (Movimento di Liberazione del Congo) guidato dal war lord Jean Pierre Bemba e sostenuto dall’Uganda, ma anche il venditore principale del RCD (Rassemblamento Congolese per la Democrazia) guidato da Wamba Dia Wamba e sostenuto dal Rwanda.
I due movimenti che hanno operato nel Nord Kivu e Sud Kivu dal 1997 al 2004 in supporto all’occupazione militare ugandese e ruandese di tutto l’est del Congo. Viktor Bout, associatosi ad un cittadino keniota di origine asiatica: Sanjivan Ruprah, ha venduto armi in Sierra Leone e Liberia alimentando militarmente in Sierra Leone la sanguinaria guerriglia del RUF (Fronte Rivoluzionario Unito) e l’ex presidente liberiano Charles Taylor attualmente sotto processo presso il Tribunale Internazionale per i Crimini contro l’Umanità.
Tra i clienti africani di Viktor Bout spiccano soprattutto gli stati satelliti americani: Uganda, Ruanda, Kenya ed Etiopia, utilizzati direttamente o indirettamente dall’amministrazione Clinton e successivamente da quella di Bush, come war dog (mastini di guerra) per consolidare l’espansione americana in Africa basata sulla tattica di destabilizzazione e guerre civili.
Viktor Bout ha fornito all’Uganda vari elicotteri russi MI-24, che permettono all’esercito ugandese di applicare la tattica tedesca della guerra lampo, oltre ad un immenso arsenale di armi leggere e munizioni, impiegate dall’Uganda durante l’invasione dell’est del Congo.
Dalla metà degli anni ’90 la polizia del Kenya è equipaggiata di AK 47 di fabbricazione cinese forniti da Viktor Bout. Parallelamente costruisce un impero economico legale nel settore dell’aviazione civile arrivando ad avere una flotta di 60 aeroplani per il trasporto di persone e merci registrati sotto una dozzina di compagnie internazionali ed impiegando più di 300 persone. Attraverso due compagnie aree: la Bukavu Aviation Tranport e la Air Cess e una società mineraria: la Centrafrican and Great Lakes Business Company, Viktor Bout assume durante il periodo di occupazione ugandese e ruandese dell’est del Congo dal 1997 al 2004, un importante ruolo di intermediario nel saccheggio delle ricchezze dell’est del Congo: coltan, diamanti e altri minerali preziosi. I beneficiari diretti di questo saccheggio sono l’Uganda, il Ruanda e soprattutto gli Stati Uniti e in misura minore il Canada.
Ma l’idea che il successo di Viktor Bout sia stato possibile solo grazie alla complicità di alte sfere dell’occulto potere russo e’ gravemente riduttiva. Analizzando accuratamente le sue attività nel continente africano si scopre un filo indissolubile tra Bout e le mire espansionistiche degli Stati Uniti per il controllo delle materie prime nel continente africano, causa di orrendi conflitti come quelli del Congo, Liberia, Sierra Leone.
Le sue compagnie aeree nel Kivu sono state anche utilizzate per il trasporto di persone e merci da varie Agenzie Umanitarie dell’ONU pure dopo che le Nazioni Unite avevano spiccato contro di lui un mandato d’arresto internazionale per traffico illecito di armi.
Recentemente Viktor Bout ha fondato nel Medio Oriente un’altra compagnia aerea, la Air Bus, diventando dal 2003 un contractor ufficiale del Pentagono incaricato del trasporto di forniture militari USA in Irak.
Ed è proprio con in Talebani ed Al Qaida che Bout sembra avere avuto intensi rapporti commerciali.
In una intervista ad una radio moscovita nel marzo del 2002 Bout afferma di essere il capro espiatorio dei servizi di intelligence (leggi: servizi segreti) USA: “Mi usano per coprire la mancata efficienza dei loro servizi segreti nel prevenire gli attacchi terroristici dell’11 settembre”.
E forse non è un caso se la sua storia si interessa Hollywood che gli dedica un film: “Lord of War” interpretato da Nicholas Cage nel ruolo di un trafficante di armi russo Yuri Orlov. Il giornalista Douglas Farah scrive un bestseller sulla vita di Viktor Bout intitolato: “Merchant of Deaht: money, guns, planes and the man who make war possible” (Il Mercante della morte: soldi, armi, aerei e l’uomo che rende possibile la guerra).
L’arresto di Viktor Bout rischia di creare forti imbarazzi a molte persone che detengono il potere sia in Africa, nel Congresso Americano e ai vertici delle Nazioni Unite. Il suo processo rischia di rivelare intrigate complesse e sotterranee reti tra Bout e Presidenti Africani, la Casa Bianca e il Pentagono.
Viktor Bout era arrivato a Bangkok di mattina, proveniente da Mosca, a bordo di un volo dell'Aeroflot. E’ stato ammanettato qualche ora dopo, senza opporre resistenza, in un ristorante del Sofitel, un hotel a cinque stelle della capitale thailandese.
Bout, hanno spiegato le autorità americane, è caduto in una trappola pazientemente montata negli ultimi quattro mesi dalla Dea, in collaborazione con la polizia tailandese, ma anche con i colleghi di Romania, Danimarca e Antille olandesi.
L'avvocato Viktor Burobin e il fratello di Viktor Bout, Sergei Bout, hanno denunciato il suo arresto dai microfoni di radio Ekho Moskvy. "Un cittadino russo è stato arrestato su ordine degli Usa sul suolo straniero. E' inaccettabile", ha dichiarato Burobin, legale di Bout dal 2002. "Insisteremo su un suo trasferimento in Russia", ha aggiunto.
Per ora l’estradizione è stata negata dai giudici thailandesi, ma forse gli americani progettano per Bout una vacanza premio ai carabi. La spiaggia di Guantanamo attende fiduciosa.

Ultimo aggiornamento ( venerdě 13 giugno 2008 )
 
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