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Giappone: buono il primo semestre per le importazioni dall'Italia
Nel primo semestre del 2007 le importazioni del Giappone dall'Italia hanno raggiunto il valore di 3.541 milioni di dollari USA, aumentando del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: un tasso di crescita in linea con quello dal mondo. Le esportazioni verso il nostro paese sono cresciute del 5,7% realizzando 3.364 milioni, mentre la bilancia commerciale resta a nostro favore di 178 milioni, seppur contraendosi. Il vistoso apprezzamento dell'euro nei confronti della divisa nipponica (19% negli ultimi 18 mesi) è stato finalmente assorbito dagli importatori attraverso un rialzo dei prezzi trasmessosi lentamente fino al dettaglio. Con lo stesso riferimento temporale, le importazioni del Giappone dal mondo sono aumentate del 4,2% (spingendosi a 293.421 milioni di dollari) e le esportazioni dell'8,8% (raggiungendo 336.255 milioni). Secondo la provenienza geografica e senza considerare i paesi produttori di petrolio, le importazioni sono cresciute più della media dalla Cina (7,8%), dall'Australia (9,8%), dalla Thailandia (7,7%) e dalla Malaysia (9,8%). Riguardo alle forniture dei paesi appartenenti all'UE (+5,6%), la Germania è rimasta stabile (-0,3%), mentre la Francia ha guadagnato il 12,4%. Colpiscono gli aumenti sensibili di Russia (che ha iniziato a fornire petrolio), Filippine e Sud Africa (principalmente in virtù del caro-metalli). Le esportazioni del Giappone sono aumentate più della media verso la Cina (14,5%), la Malaysia (12,3%) e la Germania (11,1%), mentre hanno perso l'1% verso gli Stati Uniti, che stanno per cedere lo storico primo posto come mercato di sbocco diretto alla Cina, attualmente seconda. Esaminando il flusso di prodotti provenienti dall'Italia, le categorie merceologiche che hanno registrato aumenti superiori alla media sono: gli apparecchi meccanici (+4,3%; bene soprattutto le macchine per impacchettare o imballare); gli autoveicoli e parti (+22%; nello specifico gli autoveicoli da turismo delle varie cilindrate aumentano complessivamente del 41,1%); i prodotti farmaceutici (+11,9%, rappresentati dai medicamenti condizionati per la vendita al minuto); i vini (+6,3%); i pomodori pelati (+6,1%); i profumi e cosmetici (+22,3%); il pesce e frutti di mare (+41%, soprattutto filetti congelati di tonno); i combustibili (+199,9%, quasi totalmente oli non greggi); i prodotti chimici inorganici (+188,7%, soprattutto silicio). Sottotono il comparto della moda, mentre i settori che hanno accusato le perdite maggiori sono la gioielleria (-10,2%), i mobili e illuminazioni (-9,8%) e la lana e filati (-11%). (ICE TOKYO)
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