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Il Dollaro e i principali Indici Azionari Mondiali: analisi e scenari
di Fabrizio Zampieri, Economista ed Analista Finanziario
Euro/Dollaro:
Molti economisti e studiosi, anche di fama internazionale, affermano oramai da mesi che ci troviamo in presenza di una crisi strutturale del dollaro Usa, ovvero una situazione negativa quasi irreversibile che proietterà il cambio eur/usd a quota 1,70 in primis e addirittura a 2,00 (ci vorranno 2 dollari per 1 euro) entro pochi mesi. Eppure io non concordo per nulla con questi eminenti studiosi.
Anzi sono convinto che, a breve, il dollaro inizierà a rafforzarsi e a recuperare su tutte le principali valute e sarà più probabile rivedere quota 1,40 piuttosto che 1,70.
E' vero: il quadro generale è piuttosto negativo e nefasto, ma non dobbiamo dimenticare che è partito tutto dagli Stati Uniti, sempre loro: ed è iniziato con la crisi finanziaria del sistema bancario e dei prodotti strutturati, piazzati in tutto il mondo; è proprio di questi giorni la notizia del fallimento di un'altra Banca americana, la settima dallo scoppio della crisi. Inoltre, molti Istituti Bancari continuano a mascherare i bilanci e a non divulgare il vero ammontare delle perdite, forse perché poi sono sicuri le Banche Centrali e/o i Governi le aiutino in qualche modo, come è successo fino ad oggi...
Al fenomeno dei subprime, e del credito, è seguita la crisi immobiliare esportata a sua volta in tutto il mondo, compresa l'Europa. Nella sola Italia il numero dei pignoramenti immobiliari è aumentato del circa il 40% nell'arco di 12 mesi.
Stiamo ora assistendo al crollo dei consumi che sta rendendo la gente sempre più povera, soprattutto in presenza del mantenimento di alti tassi d'interesse in area Euro.
Ed oramai si parla di stagflazione, ovvero della presenza di inflazione importata, dovuta all'aumento del costo delle materie prime nonostante i consumi siano pressoché bloccati. Conseguentemente molti “esperti” identificano le ragioni di tale fenomeno nella maggiore richiesta di petrolio e fonti energetiche da parte dei Paesi in via di sviluppo, ed in particolare della Cina, India, Russia e Brasile, innescando quindi dibattiti e discussioni, peraltro piuttosto sterili, relativamente a fonti di energia alternativa, all'inquinamento, al buco dell'ozono, allo sfruttamento del sottosuolo, ecc...
Ebbene, secondo la mia modesta opinione, la causa di tutto ciò sta invece nel dollaro Usa, manovrato ad arte dal Governo Usa, tramite la propria Banca Centrale (Fed) e con l'appoggio delle Banche Centrali dei principali Paesi industrializzati, oltre al sostegno di numerose Banche d'Affari “amiche” americane (Goldman Sachs, JP Morgan, Merryl Linch, CityGroup, Bank of America) e altre straniere.
Mi spiego meglio: il dollaro Usa viene artificialmente mantenuto debole rispetto alle principali valute internazionali poiché tale status quo permette agli Stati Uniti in primo luogo di rilanciare la propria economia in crisi mediante un aumento delle esportazioni a danno delle importazioni di merce straniera ed, in secondo luogo, di sanare in parte il deficit del Bilancio Federale, che ha raggiunto livelli negativi esorbitanti. E questa situazione perdurerà fintantoché l'amministrazione Bush, ed i repubblicani, continueranno a rimanere alla guida della I potenza industriale mondiale.
Il prezzo del petrolio, in continuo aumento, risente quindi della debolezza del dollaro; infatti non tutti sanno che l'oro nero è quotato in dollari e naturalmente, per una correlazione diretta, maggiore è l'indebolimento della valuta di riferimento, tanto maggiore sarà l'aumento del prezzo del petrolio...
E non credete a quegli economisti che, come ho detto prima, sostengono che la causa di ciò sia l'aumentata domanda di fonti energetiche da parte di alcuni Paesi in via di sviluppo: in una recente intervista il Ministro dell'Economia dell'India ha affermato che le loro riserve di petrolio non sono mai state così alte come in questo periodo. Sarei invece più propenso a credere, in accordo con il nostro Ministro dell'Economia Tremonti, ed in disaccordo con l'economista ed esimio professore Giavazzi, che, oltre al fenomeno “dollaro”, grande responsabilità di prezzi così elevati sia da attribuirsi alla speculazione finanziaria e alle solite Banche d'Affari “avvoltoio” le quali “controllano” il mercato dei future sul petrolio e contribuiscono ad innalzarne il prezzo comprando questi strumenti derivati. Pensate che il maggiore operatore sul mercato future del petrolio è Goldman Sachs... Ma a che scopo?, semplice, al fine di recuperare perdite subìte sui prodotti subprime nell'ultimo anno.
Ma tornando al nostro discorso principale, continuo a ribadire che non appena gli Stati Uniti avranno raggiunto i loro obiettivi, il dollaro inizierà a rafforzarsi e ad invertire questo circolo vizioso negativo, il prezzo del petrolio e delle principali materie prime diminuirà, ed i consumi e gli acquisti immobiliari riprenderanno; purtroppo questi ultimi riprenderanno solamente nel territorio americano poiché, come al solito, gli Usa saranno i primi ad uscire dalla crisi internazionale, grazie anche alle manovre appena citate; infatti chi pagherà il costo maggiore della crisi Usa sarà soprattutto l'Europa grazie alla politica filo americana della BCE.
Da un punto di vista tecnico comunque, secondo me, nonostante il livello quasi record di 1,5980 di aprile 2008 e ritoccato un paio di mesi dopo, a luglio, il cambio eur/usd è proiettato verso l'area di 1,5300-1,5250 a breve, mentre nel medio periodo vedo quotazioni di 1,4500-1,4300, il ché inizierebbe a dare un po' di ossigeno alle esportazioni europee e sicuramente contribuirebbe a far scendere il prezzo del petrolio sotto la soglia psicologica dei 100 usd a barile. Quindi, tutti gli eventuali ritorni delle quotazioni in area 1,5850-1,5920 rappresentano occasioni di posizionamento in dollari.
Indici Azionari:
partendo dal presupposto che i mercati finanziari statunitensi hanno sempre influenzato le altre principali piazze internazionali, non è facile prevedere anche per gli Indici Azionari Mondiali un andamento ancora negativo fintantoché gli Usa non risolveranno i loro problemi e decideranno quindi di iniziare a rafforzare la propria valuta; ebbene sì, ancora una volta, sembra tutto sia legato alla crisi finanziaria americana e alla forzata svalutazione del dollaro.
E così, mentre i piccoli risparmiatori, hanno liquidato o stanno chiudendo le posizioni azionarie con forti perdite, scoraggiati sia dalle false e non veritiere notizie fornite dalla stampa specializzata ed anche dall'aspetto psicologico creato dal panico (effetto gregge), in questo momento le grandi Banche d'Affari ed i principali Gruppi Bancari stanno iniziando ad acquistare i titoli azionari, svenduti, dai “piccoli”, per trarne sicuramente profitto in un'ottica di medio-lungo periodo.
Quindi, in generale, nel breve periodo (3-4 mesi), mi attendo ancora movimenti profondi, veloci, anche al ribasso, dovuti a questi fenomeni puramente speculativi ma poi, le principali Borse Internazionali dovrebbero riprendere un andamento positivo per raggiungere, entro 2010, nuovi traguardi rialzisti di notevole livello.
Standard & Poor's 500 Usa:
Dopo un massimo nel 2000 ed un doppio massimo nel 2007, come quasi tutte le principali Borse Mondiali, l'S&P 500 ha iniziato una veloce fase ribassista che non è ancora terminata. Le quotazioni sembrano proiettate in area 1.200 e successivamente a 1.100 punti; su questi livelli si “giocherà” l'andamento futuro del più importante Indice Usa: se le quotazioni terranno, lo scenario cambierà ed inizierà a tornare il sereno con il ritorno del valore dell'Indice in area 1.300-1.380.
Si consiglia quindi di acquistare in area 1.100-1.170 per un profitto in area 1.320-50 e stop a 1.070.
S&P/MIB40:
Il principale Indice Azionario Italiano, che raggruppa i 40 titoli con maggiore capitalizzazione, dopo un record a 50.000 punti nel 2000, ed un ulteriore picco nel 2007, ha innescato un movimento ribassista che lo ha portato pochi giorni fa a circa 26.600. Per l'analisi tecnica, in parole povere (per i non addetti ai lavori), tutto ciò che sale prima o poi deve ridiscendere e la discesa sarà tanto più veloce e profonda quanto più duratura nel tempo è stata la salita; ed è quello che si sta verificando per il nostro Indice e gli altri principali Indici Internazionali.
Dal grafico possiamo notare un importante livello di resistenza in area 34-35.000 punti ed un'altra resistenza in area 31.000 dove gli operatori tendono a vendere ogni qualvolta le quotazioni raggiungono tali livelli.
Al ribasso, potremmo assistere ancora al test di aree di 26.500 e 25.800 punti (aree di acquisto) ma poi le quotazioni dovrebbero riprendersi per ritorni in area 30.800-31.000 in primis e 34.200-35.200 in successione. A quel punto, si assisterà ad un periodo, di cosiddetta fase laterale, durante il quale le quotazioni permarranno all'interno di un range di circa 2.000 punti prima di prendere una direzione precisa.
China SSE:
A breve inizieranno i Giochi Olimpici e la Cina sarà ancor più sotto i riflettori; naturalmente i cinesi cercheranno di “rivitalizzare” anche la loro Borsa (tra le peggiori del mondo negli ultimi 12 mesi), dopo i rialzi a due cifre dell'ultimo biennio; e quindi aspettiamoci delle reazioni rialziste. Al fine di una valutazione precisa e complessiva della Borsa e dell'economia cinese, è bene sottolineare come tale Paese abbia un'inflazione del 7.5% circa, pur continuando a mantenere artificialmente bassi i tassi di interesse (intorno al 4.2%) e contribuendo pertanto a far aumentare l’indebitamento complessivo. L'immediata conseguenza sarà la nascita di squilibri che – prima o poi – si faranno sentire sul cambio, coinvolgendo tutto il sistema (inclusa la nostra valuta ed i nostri mercati). Dell’indice SSE Composite Index avevo già scritto ad inizio 2008 (allora quotava 5.500 punti) e poi a maggio '08, evidenziando come l’attenzione andasse focalizzata sul supporto a quota 3.000, livello che sosteneva i tentativi di reazione rialzista ed il cui cedimento avrebbe aperto la strada ad ulteriori ribassi. Osservando il grafico si nota come tale supporto sia stato violato ed i prezzi abbiano toccato minimi a 2.775 punti per poi reagire debolmente… Il grafico attualizzato ad oggi identifica una situazione di stallo con supporto di breve a 2.700 ma base del canale di oscillazione in area 2.500-2.450, con necessità di effettuare una prima reazione rialzista a 3.000 e target successivo sui 3.300 punti. L’oscillazione avviene ancora entro il canale ribassista e quindi non vi sono ancora segni di completamento del movimento. Ricordiamo che le azioni cinesi sono suddivise in azioni A e azioni B e che l’acquisto delle azioni di tipo A è precluso agli investitori privati esteri (sono titoli denominati in valuta locale e ne è consentito l’acquisto solo ad investitori locali ed ai cosiddetti QFII= Investitori Istituzionali Stranieri Qualificati=élite del partito che controlla le aziende statali, più i vari Goldman Sachs, e Merrill Lynch, JP Morgan, Citygroup, Nomura, Deutche Bank, ecc...).
Russia INDEX:
Il mercato azionario russo ha tratto grandi vantaggi dal forte aumento dei prezzi del comparto delle materie prime e del settore energia (petrolio e gas naturale) i quali incidono fortemente sull’indice Russia Times Index che ha raggiunto i propri massimi il 23mag08 toccando quota 26.195 punti. Tale indice non aveva quindi subìto i cedimenti generalizzati di inizio 2008 (che avevano invece investito altri Paesi dell’Europa dell’est, quali Ungheria, Polonia…).
Da tali massimi i valori sono scesi sino a 19.813 punti (-24% in due mesi nei quali sono stati bruciati circa 60 mld di dollari), attivando un movimento ribassista che ha quale primo obiettivo il raggiungimento dell’area 17.000-16.000 come ben evidenziato dal grafico (target successivo: 13.500 punti), e che quindi suggerisce di stare ancora lontani da tale mercato (ed anzi di monetizzare sui rimbalzi). L’inflazione in Russia è di circa il 12-14%, con tassi di interesse intorno all'8% ed una situazione “esplosiva” sia a livello economico che sul piano politico: basti pensare al collasso di Yukos (colosso petrolifero polverizzato dalla mano pesante del “fisco” e degli scontri politici), alla guerra in corso tra il colosso British Petroleum e gli azionisti russi TNK, i “richiami” di Putin al colosso minerario Mechel… Senza contare che il chairman di Gazprom (monopolista russo del gas naturale) la scorsa settimana ha avuto un incontro con il primo ministro ucraino, “lady Tymoschenko” per discutere circa la possibilità di alzare il prezzo del gas (a noi europei) di oltre il 100% il metro cubo..; l’Europa quindi dà nuovamente l’impressione di essere il “vaso di coccio” destinato a capitolare (ed a pagare). E pensare che sotto il precedente governo ENEL ed ENI hanno siglato contratti del valore di miliardi in joint-ventures russe che nessun altro Paese osava sottoscrivere, visti i facili espropri che altri Paesi – quali il Venezuela – stanno già attuando (e che Eni, ad esempio, ha già subìto). E noi italiani, in particolare, il gas naturale lo acquistiamo solo da Algeria e Russia pertanto i prezzi li stabiliscono ENI e SNAM sulla base degli accordi con i due Paesi (pagandolo il doppio degli americani).
BSE Sensex Bombay Index India:
L’indice SENSEX di Bombay (ne avevamo già parlato a fine 2007 ponendo l’accento sul supporto che transitava sui 18.000 punti) è rappresentativo di oltre 6.000 società indiane ed ha sperimentato un rialzo verticale dai minimi del 2002 (quando quotava circa 2.600 punti), sino ai massimi di inizio 2008 a 21.200 punti, con un fenomenale incremento superiore al +700%... Purtroppo è anche la Borsa che ha perso di più nei primi sei mesi di questo 2008 con una performance ad oggi del -40% in soli 6 mesi. Anche in India è presente un'inflazione del 12% circa e, seguendo quanto fatto dal Brasile, il 29 luglio la Banca Centrale Indiana ha alzato i tassi di interesse di 50 punti base portandoli al 9% ed adottando inoltre anche altre azioni di politica monetaria volte a ridurre la quantità di denaro che può essere preso a prestito (mutui e credito al consumo), riducendo altresì le stime di crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) portandole all'8% (dalla precedente stima dell’8,5%). L’analisi tecnica applicata al grafico dell'indice SENSEX rileva un'oscillazione ancora inserita in un canale ribassista che tenderà a riportare i valori a 12.800 punti (target successivo a 12.100) con risalite a 14.800-15.200 punti nel medio periodo.
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