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INCHIESTA MINISTERO ESTERI 5
Disservizi consolari in Brasile
di Max Bono
L’iscrizione all’Aire come tutte le pratiche consolari sono un problema. Inizia oggi il viaggio del Vice Ministro agli Affari Esteri italiano, con delega per gli italiani all'estero, Senatore Franco Danieli, in Brasile. Molte le tappe, nessuna delle quali, almeno secondo il programma ufficiale, nello Stato di Bahia, nel Brasile nordorientale, dove la rete diplomatica italiana è presente, a Salvador, con un Vice Consolato Onorario.
Uno Stato dove ci sarebbero tra 5 e 10 mila mila italiani non registrati all'Aire (Bahia decisiva per Prodi? News ITALIA PRESS N° 87 del 14 maggio 2007) Uno dei misteri italiani più affascinanti di Bahia è la registrazione all'Aire (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero). Teoricamente è obbligatoria, è esente da costi, è una procedura rapida. Ma perchè gli italiani di Bahia non la fanno?Siamo andati a chiederlo a una delle persone che rappresenta la comunità italiana di Salvador de Bahia: Massimo Buonomo, Presidente dell'ong APK, l'unica organizzazione di italiani all'estero che ha scelto di fare base nello Stato di Bahia.
Massimo puoi svelarci il mistero della registrazione Aire degli italiani di Bahia? Pare ad esempio che solo 1400 italiani circa siano registrati all'Aire mentre si stima che gli italiani che vivono a Bahia siano tra i 5 e i 10 mila.
Il problema della registrazione degli italiani all'Aire sorge da tre problemi: costi, burocrazia e informazione. La registrazione all'Aire è, come prescrive la legge italiana, esente da costi. Tuttavia la procedura seguita qui a Bahia (e non solo qui) comportava costi e tempi notevoli. Per capire ciò bisogna prima capire la realtà degli emigrati italiani di Bahia. A Salvador c'è solo un vice-consolato onorario e nemmeno un COMITES a Salvador. Bahia è uno Stato molto vasto (si estende da Nord a Sud per quasi 1000 km e piu' di 567.000 km2). In questo territorio gli emigrati italiani sono sparpagliati um pò dappertutto anche se nel Nord e Sud dello Stato ci sono grosse comunità oriunde. In più si tratta di comunità non molto ricche, alcuni nostri connazionali versano in condizioni di estrema indigenza.
Parliamo della procedura di registrazione
Per registrarsi la procedura adottata in passato qui a Bahia era la seguente: recarsi personalmente al Vice Consolato onorario di Salvador e registrarsi presentando i seguenti documenti: domanda di iscrizione, fotocopia del passaporto, prova di residenza (corrispondenza indirizzata al pròprio indirizzo brasiliano per esempio), certificato del registro nazionale degli stranieri rilasciato dalle autorità brasiliane. Questo per i nati in Italia. Mentre quelli nati in Brasile, con doppia cittadinanza, dovevano presentare carta di identità, passaporto brasiliano e prova di residenza. Il problema è che l'autenticazione dei documenti in Brasile avviene recandosi al locale ufficio comunale abilitato e pagando una tassa per ciascuna delle autenticazioni dei documenti emessi da istituzioni brasiliane (um passaporto ha più di 25-30 pagine e richiede altrettanti autentificazioni ad esempio).Pertanto questa dell'autenticazione era una fortissima limitazione perchè scoraggiava la registrazione di una larga fascia di emigrati che dovevano andare al relativo ufficio locale per fare l' autentica dei documenti con relativi costi di spostamento e di autentica. In alcuni comuni dello Stato di Bahia non c'è un locale ufficio per l'autentica e si deve andare in un'altro Comune a volte anche molto distante. Inoltre gli italiani che devono registrarsi sono, nella maggior parte dei casi, persone emigrate da decenni, che senza dubbio non andrebbero alla Casa d'Italia di Salvador, dove è localizzato il Vice Consolato onorario per riempire i moduli visto il tempo che si perderebbe e le distanze da percorrere. Quelli che vivono ad esempio nel sud dello Stato dovrebbero affrontare diverse ore di viaggio (più di 10 ore) magari in autobus, visto che molti di questi nostri connazionali non hanno l'auto. C'è anche da dire che molti non capiscono l'utilità della registrazione all'AIRE. Tuttavia si tratta di cittadini italiani nel pieno dei loro diritti e in quanto tali hanno diritto alla registrazione.
Dunque la procedura costituisce l'impedimento alla registrazione all'Aire. Sta cambiando qualcosa?
Poichè APK è l'organizzazione che si occupa dei problemi degli italiani di Bahia ho chiesto al Console Generale di Rio de Janeiro, che ha la competenza per lo Stato di Bahia, Massimo Bellelli, un galantuomo, se la procedura adottata a Salvador dal Vice Consolato onorario potesse essere semplificata per venire incontro alla comunità. A Rio e São Paulo, per esempio, la procedura è differente. Basta presentare direttamente la richiesta al Consolato oppure mandarla via posta scaricando il formulario via internet (o facendo domanda a mano), riempirlo, sottoscriverlo allegando copia di un documento e prova di residenza. Semplice e rapido.La legislazione alla base della registrazione all'Aire è la stessa (Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445), ma l'applicazione è differente, ad esempio tra Monaco di Baviera e Salvador de Bahia, circa l'autenticazione di documenti stranieri e la possibilità di mandare i moduli via posta. Il Console Bellelli, insieme al signor Forgiarini del Consolato di Rio de Janeiro, hanno risposto positivamente alle sollecitazioni di APK, confermando che non sarà necessario fare autenticare le fotocopie presso un Comune. Così la prassi dovrebbe risultare più spedita e semplice. Inoltre i moduli potranno essere inviati per posta.
In questo modo APK ha, insieme al Consolato di Rio, ha contribuito a snellire la farraginosa procedura seguita qui a Salvador che impediva la registrazione degli italiani emigrati?
Si. Molto ancora deve essere fatto. APK sta seguendo e promuovendo la registrazione sia a Salvador che all'interno dello Stato di Bahia e questo, mi preme sottolinearlo, in assenza di qualsivoglia fondo pubblico italiano. Una volta raggruppati i moduli con i relativi documenti di accompagnamento saranno inviati a Rio de Janeiro. Si tratta di un lavoro mastodontico che siamo i soli a fare qui a Bahia. Nessuna forza política o istituzionale italiana fa ciò. E' importante notare che, conseguenza della registrazione sarà un aumento degli elettori nella Circoscrizione America Meridionale. C'è un ultimo elemento che mi preme sottolineare e che scoraggia la registrazione degli italiani all'AIRE: l'informazione non corretta. Alcuni italiani anche emigrati di recente pensano che registrandosi aumenterà il loro carico fiscale in Italia, in particolare il carico fiscale sulla casa. Si tratta di una questione complessa, ma in linea di principio ciò non dovrebbe accadere. Sarebbe pertanto importantper esempio, fare una conferenza informativa riguardo l'AIRE, organizzata dalle Autorità consolari locali, cosa che fino a questo momento non è stata fatta. Infine vorrei sottolineare che, nel deserto delle iniziative italiane nello Stato di Bahia, abbiamo cominciato a svolgere una funzione di supporto per la comunità italiana, vorremmo che anche l'Ambasciata italiana nel Paese se ne accorgesse.Poi i Consolati dovrebbero spiegarci perché mai i cittadini dovrebbero presentare tutti questi documenti quando abbiamo diritto a fare uma semplice autocertificazione e gli eventuali controlli sono a carico dell’Amministrazione e non del cittadino. Come si fa ad ottemperare le leggi (l’iscrizione all’AIRE é obbligatoria) quando l’Ambasciata ed i Consolati sono i primi a non rispettarle?
Il giornale Musibrasil www.musibrasil.net rincara la dose.
Sapevate che a Salvador de Bahia, terza città del Brasile, c’è una grande comunità italiana, di origine e oriunda? Sapevate che illustri docenti universitari, musicisti, imprenditori italiani vivono in questo meraviglioso angolo del pianeta? E sapevate che Salvador non ha neppure un consolato ufficiale italiano (esiste solo un viceconsole onorario) né un comité di italiani all’estero? Ci sembra davvero singolare che, in un momento in cui l’importanza assunta dai nostri connazionali che vivono lontano è cresciuta vertiginosamente grazie alle ultime elezioni politiche italiane, una delle maggiori e più significative comunità italiane all’estero sia ignorata dalla madrepatria. Ma perché ciò accade proprio in questa splendida città bagnata dal mare della Bahia di Todos os Santos? Le ragioni sono molteplici e certamente lunghe da elencare. Salvador, il porto di Barra. Ma prima di parlare della realtà italiana di Salvador, diamo un minimo di indicazioni storiche sulla presenza italiana in Brasile, come è nata e come si è sviluppata. Senza dubbio agli italiani in Brasile è associata la pagina più nera, da un punto di vista sociale, della storia d’Italia degli ultimi due secoli: la disgregazione di intere comunità italiane (non soltanto del Sud Italia) come conseguenza dell’emigrazione. Oggigiorno, caro lettore, se perdiamo il lavoro (Dio non lo voglia), ne cerchiamo un altro sugli annunci dei giornali, inviamo il nostro curriculum vitae sperando di avere improbabili risposte. E’ veramente uno stress la ricerca del lavoro, così come le privazioni che siamo costretti ad affrontare a causa della sua mancanza. Ma tutto questo non è minimamente comparabile con le difficoltà che i nostri bisnonni soffrirono per le condizioni di estrema povertà che causarono l’emigrazione di massa degli italiani all’estero. Pensa un po’, lettore: persone mai uscite dal paesino di appartenenza, data la povertà che causava addirittura la morte per fame, sentivano dire che in altri continenti si regalava terra molto fertile a coloro che erano disposti a coltivarla per la crescita di un «nuovo mondo». I nostri connazionali, molto spesso illetterati, spinti dalla disperazione, salutavano in modo straziante i propri familiari, uscivano dal paesino d’origine recandosi nelle grandi città. E grazie ai pochissimi risparmi si imbarcavano su navi negriere, sporche e piene di altri disperati, sobbarcandosi un viaggio di mesi in un mare a volte burrascoso. E se si salvavano dal contagio di malattie terribili a bordo (cosa allora comunissima), arrivavano in terra straniera. Al quel tempo non esisteva l’outplacement, e in Brasile la realtà fu una delle più dure tra tutte quelle sofferte dagli emigrati. Taglio di capelli al Pelourinho . La schiavitù era stata abolita grazie a una legge del 1888, e i grandi proprietari terrieri si vedevano costretti ad assumere personale e non più schiavi. Così gli italiani divennero subito i «nuovi schiavi bianchi» del Brasile. Con il miraggio della terra che sarebbe stata loro regalata, i nostri connazionali arrivavano al porto di Santos e poi a San Paolo, oppure sbarcavano in altri porti brasiliani e lì erano reclutati brutalmente dai capixaba, gli assistenti dei proprietari terrieri. La mentalità dei proprietari terrieri era ancora scopertamente schiavista, dato che non basta una semplice legge a cambiare la mentalità delle persone. E il trattamento ricevuto dagli italiani non era molto dissimile da quello degli schiavi negri. Pieni di debiti per doversi pagare il cibo, l’abbigliamento e il vitto, il nostro povero connazionale diventava uno schiavo a tutti gli effetti, ma rimaneva nella fazenda per guadagnare... una miseria. Che cosa avresti fatto, lettore, se dopo avere abbandonato la tua famiglia, avere fatto un viaggio lunghissimo in una nave lurida e piena di malattie, fossi giunto finalmente nella terra promessa trovando un lavoro massacrante e potendo risparmiare quasi nulla da inviare ai tuoi familiari in Italia? Saresti tornato indietro? La situazione divenne talmente grave che a fine secolo il governo italiano vietò l’emigrazione italiana in Brasile per questo trattamento disumano ricevuto dai nostri connazionali. Lo fece con il decreto Prinetti del 1902. La situazione era insostenibile e molti italiani abbandonarono le terre per lavorare in città. Qui però l’ostilità e il razzismo si manifestarono con la diffusione di pregiudizi e stereotipi negativi sintetizzati nell`appellativo di carcamano (commerciante disonesto che ruba sul peso della merce «calcando la mano» sul piatto della bilancia per alterarne la misurazione) rivolto ai nostri poveri connazionali. Un`altra immagine del Pelourinho Quante umiliazioni, e che vita disperata per i nostri connazionali all’estero e in Brasile. E qual era l’aiuto della madrepatria? Zero. Il fatto che noi, italiani di oggi, siamo stati privilegiati dalla sorte a non vivere quella realtà non significa che dobbiamo dimenticare, chiudere gli occhi sulla distruzione del tessuto sociale di varie comunità, di numerosi paesi dell’Italia dell’epoca. Ma torniamo a Salvador de Bahia per osservare che la colpa storica della madrepatria verso gli italiani approdati qui sembra essere immutata. L’abbandono degli italiani di Bahia ricorda un po’ quello del passato. In due parole la comunità italiana che si è installata a Bahia è stata tradizionalmente un po’ isolata, non ha sviluppato molti legami con le autorità consolari di Rio de Janeiro - che è competente per territorio - ed è rimasta anche un po` indifferente, preferendo pensare a se stessa. Ma gli italiani sono tutti là, nell’internet cafè del porto di Barra o in quello del Pelourinho, dove si incontrano e discutono in modo tipicamente italiano dei problemi di sempre. Sembra di essere un po’ in Italia in questi angoli di Salvador, perchè gli italiani in Italia o ai tropici si comportano sempre nello stesso modo, sono sempre gli stessi. Vediamo quindi di riportare gli umori della comunità di Salvador. Prima di tutto il fatto che Salvador, terza città del Brasile, non disponga di un vero console di carriera ma ne abbia soltanto uno onorario, è gia motivo di insoddisfazione. Difatti gli uffici del consolato onorario non svolgono molte funzioni, mentre la sollecitudine nell`erogare servizi è una vera e propria chimera. Inoltre un’altra questione che sta a cuore ai connazionali ivi residenti è la mancanza di un comité di italiani all’ estero. La circoscrizione dello stato di Bahia rientra in quella di competenza del consolato di Rio de Janeiro, che possiede un proprio comitè. Tuttavia la legge dice esplicitamente che, se la rappresentanza italiana è grande, possono essere creati più di un organismo all’interno della stessa circoscrizione consolare. Basta formulare la domanda al ministero degli Esteri e avere il parere positivo del Consolato. Considerato che la richiesta c’è già stata, ci domandiamo perché non sia stato ancora autorizzato. E giriamo la domanda al nostro ministro degli Esteri. Per il momento sembra che gli italiani di Salvador debbano arrendersi alla trascuratezza della madrepatria. Ma in che cosa consiste l’importanza di avere un comité? Essere consultati dal ministero competente per ragioni che riguardano gli italiani all’estero, avere un punto di riferimento. Per la comunità italiana di Salvador, seppure non numerosa come quella di San Paolo ma senza dubbio rilevante, la presenza di tale organismo di rappresentanza è anche una garanzia per ragioni di sicurezza. Putroppo a Bahia i diritti umani non sono molto garantiti, e se un italiano si trovasse in difficoltà con le autorità locali sarebbe bene vi fosse qualcuno ad aiutarlo. Chiamare il numero di emergenza a Rio de Janeiro serve a poco, mentre rivolgersi al viceconsolato onorario di Salvador, quasi a niente. Addirittura Recife, splendida città del nordest brasiliano, ma di importanza minore rispetto a Bahia, dispone di un suo comité. Vi è da chiedersi perché Salvador non l`abbia. Ma quali sono i criteri per la definizione dei comité in Brasile? Beh, questo è un altro «mistero di Bahia», come sono definiti a Salvador le realtà imperscrutabili, che presenta spesso a situazioni ambigue e misteriose che fanno di questa città un luogo terribilmente affascinante. Ma esiste qualche istituzione che fa qualcosa per gli italiani di Bahia? Il Patronato Uil di Fabio Porta è l’unica eccezione meritevole in un deserto di iniziative. Non che non vi siano strumenti normativi o l`esistenza di patronati: è l’interesse a mancare. Ma data la ampiezza di questo argomento per il momento ci fermiamo qui, riservandoci di riprendere la questione dell`oblio nel quale sono lasciati sobbollire i nostri connazionali di Bahia in una delle prossime edizioni.
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