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Made in Italy: il Bel Paese isolato in Europa |
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Scritto da Giovanni Caporaso
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domenica 22 novembre 2009 |
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Made in Italy: il Bel Paese isolato in Europa
di Giovanni Caporaso
L’ Italia sta facendo un passo indietro e Governo e gran parte dell’ opposizione hanno sposato ormai le tesi New Global. Il Ministro Tremonti ha addirittura esaltato il “lavoro fisso” attaccando la mobilità, al punto da individuarlo come "la base della stabilità sociale", un concetto sicuramente anti-globalizzazione.
I New Global asseriscono che uno stato nazionale, limitato entro i propri confini, non può più dettare regole ad imprese transnazionali o impresari della rete, capaci di aggirare con la loro influenza ogni barriera politica e condizionare le decisioni dei governi. Secondo i New Global, il potere dello stato viene smantellato dalla possibilità di pagare le tasse dove costa meno, giocando sulla sede fiscale. Una delle proposte è appunto l'abolizione dei cosiddetti paradisi fiscali.
Nel tentativo di difendere il Made in Italy, è stata sviluppata una legislazione che lascia il paese isolato e lo fa incorrere nel rischio multe Ue per vincoli alla libera circolazione delle merci.
Il 'made in Italy' è un piatto ghiotto che piace a tutti, ma è soprattutto un chiodo fisso di alcuni politici italiani che cerca di far carriera sull’ onda dell’ italianità per raccogliere consensi.
Un accavallarsi di leggi e regolamenti che spesso hanno generato errori, sovrapposizioni, incoerenze e ambiguità nella recente produzione normativa in materia di tutela delle manifatture hanno creato grande perplessità ai partner commerciali dell’ Italia..
La scorsa estate è stata varata la cosiddetta 'Legge sviluppo' 99/2009, del ministro Scajola, che determinava un giro di vite sul fenomeno della contraffazione (soprattutto alimentare). Ma il grido all’ italianità è durato poco: da una parte ci sono state le proteste delle imprese del nord che già avevano fatto dei passi di parziale delocalizzazione e dall'altra ci sono state le minacce di far piovere sull'Italia le sanzioni europee per aver infranto le regole alla libera circolazione delle merci nel mercato intra-comunitario.
A settembre arrivano le modifiche introdotte con il decreto legge 135 (il cosiddetto 'Attuazione obblighi comunitari') che tra l'altro promuove un concetto di Made in Italy, secondo cui la produzione va realizzata al 100 per cento nel Paese.
Diversi osservatori ed esperti, comunque, mettono in rilievo questa sorta di “grossolanità” del legislatore italiano rispetto ai vincoli comunitari. E’ grave che ancora non sia ancora dato per acquisito che l'obbligo di indicazione del Paese di origine può essere stabilito solo da una norma comunitaria.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 16 gennaio 2010 )
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