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Ministero degli Esteri - Inchiesta 7
Sempre gli stessi non ignoti
Se andiamo a ben vedere sono sempre gli stessi che da una rappresentanza all'altra continuano a fare guai. L' Ispettorato del Mae non interviene? L' Agenzia di Stampa "News Italia Press" denuncia: la Farnesina costringe i propri dipendenti negli USA ad evadere il fisco poi li abbandona nelle grinfie dell’I.R.S. Disapplicato l'Accordo Italia-USA del 1984 per evitare le doppie imposizioni Ciascuno dei 127 dipendenti locali deve all'I.R.S. fino a $150,000 entro il 30 marzo".
Ecco l'allucinante storia pubblicata dal NIP: "Il 22 febbraio 2006 l'Agenzia per le Entrate statunitense (IRS – Internal Revenue Service) ha convocato i rappresentanti di tutti i Paesi accreditati a Washington per annunciare una nuova iniziativa nei confronti del Personale impiegato localmente presso Ambasciate, Consolati, Istituti di Cultura e Rappresentanze Permanenti presso le Nazioni Unite. L'iniziativa consiste in un "condono" parziale (c.d. "Settlement Inititative") secondo il quale il Personale interessato dovrebbe pagare entro il 30 marzo 2007 le imposte dovute all'IRS a partire dal 2003. In realtà non si tratta affatto di un "condono", bensì di un provvedimento severissimo senza troppi sconti che, oltre al pagamento delle imposte, comporta pesanti interessi legali composti giornalieri a decorrere dal 16 aprile 2004 ed esose penali (dai $75,000 ai $150,000). Chi decide di non aderire sarà oggetto di pesantissime verifiche fiscali (audits). In passato, ad alcuni impiegati che erano stati oggetto di verifiche fiscali, l'IRS aveva risposto che in qualità di dipendenti di un Governo straniero essi non erano tenuti al versamento delle imposte agli USA. Cosa di cui oggi l'IRS sceglie di non tenere assolutamente conto.
Oggi l'allarme è stato lanciato dall'Onorevole Salvatore Ferrigno, parlamentare di Forza Italia eletto sulla Circoscrizione Estero, ripartizione America Settentrionale (Ferrigno: 100 famiglie italiane in USA a rischio News ITALIA PRESS N° 53 del 16 marzo 2007).
Antonio Dolce è il portavoce delle 100 famiglie che rischiano di finire sul lastrico se il problema non si risolve. "Nel caso dell'Italia il Personale di cittadinanza italiana assunto localmente è stato costretto dalla Farnesina (cosi' è stipulato nei loro contratti di impiego) a versare le imposte all'Italia, in netta violazione dell'Accordo del 1984 tra l'Italia e gli Stati Uniti per evitare le doppie imposizioni e l'evasione fiscale, il quale di fatto prevede che predetto Personale versi le imposte agli USA. A quei dipendenti che, in tempi non sospetti, avevano fatto richiesta di versare le imposte agli USA (come previsto dal succitato Accordo) la Farnesina non aveva concesso loro di farlo.Inoltre, gli impiegati di cittadinanza italiana adesso scoprono, per la prima volta, che la normativa locale vieta loro di poter contribuire al sistema pensionistico e sanitario (Medicare) statunitense, e una volta raggiunta l'età pensionabile non avranno una pensione americana e, cosa ancora più grave, non avranno nessuna copertura medico-ospedaliera negli USA! (La situazione degli impiegati italiani dello Stato italiano negli USA non e' stata mai disciplinata dall'Accordo del 1978 tra Italia e Stati Uniti in materia di sicurezza sociale)". Sembra inoltre che vi sia ostruzionismo anche da parte dei burocrati di "Foggy Bottom" i quali non hanno ancora consegnato al Segretario di Stato Condoleezza Rice una lettera dell'Ambasciatore Tedesco a Washington del 19 febbraio, a nome dei 27 Paesi dell'Unione Europea, nella quale egli spiega che i dipendenti hanno agito dietro suggerimento dei loro datori di lavoro e commercialisti e chiede che il provvedimento dell'IRS non sia retroattivo ma che, una volta chiarita l'applicazione degli Accordi bilaterali, si parta dal 2007.
Gli inglesi, a seguito di un contenzioso con il fisco USA sorto nel 2000, (che sembra abbia dato origine alle successive verifiche dell'IRS che hanno portato all'attuale provvedimento) hanno risolto la questione pagando per interno la "fattura fiscale" presentata dagli americani, tutelando fino in fondo i loro dipendenti, ingaggiando uno studio legale e dei commercialisti per negoziare con l'IRS e con le Agenzie per le Entrate degli Stati di New York e del New Jersey.
"In tutto questo l'Amministrazione italiana ha aspettato fino al 19 gennaio 2007 (ben 11 mesi dopo il primo incontro con l'IRS) per compiere il primo passo nei confronti del Dipartimento di Stato, ed allora solo a seguito di forti pressioni sindacali, sostenendo sempre che la questione "e' un problema tra singoli contribuenti ed IRS", rifiutandosi di riconoscere ogni responsabilità, sia come Governo che come datore di lavoro, in questa situazione drammatica e disperata per 127 famiglie di dipendenti italiani, doppi cittadini e cittadini USA che costituiscono la preziosa "memoria storica" e che garantiscono la continuita' nella nostra rete diplomatica negli USA. Quello che è veramente sconcertante è che il nostro Ministero delle Finanze continua ancora a prelevare le imposte dagli stipendi di questo Personale, creando di fatto una situazione di doppia imposizione fiscale (proprio quello che l'Accordo del 1984 mira ad evitare)" spiega Dolce.
Il Ministro degli Esteri Onorevole Massimo D'Alema è stato più volte sollecitato dai sindacati della Farnesina ad intervenire presso il Segretario di Stato ed il Segretario del Tesoro USA per risolvere la questione, "ma fino ad oggi non ha mai risposto. I tiepidi interventi della nostra Ambasciata a Washington sono stati effettuati solo presso funzionari di basso rango del Dipartimento di Stato che non hanno portato a nessun risultato concreto. I dipendenti della Farnesina negli USA sono disperati e profondamente frustrati a seguito di questa drammatica situazione che li mettera' sul lastrico dopo decenni di lodevole servizio prestato allo Stato italiano. Molti sono ormai ultracinquantenni e prossimi alla pensione, quindi non avranno modo di affrontare questa incredibile spesa. Di conseguenza essi vedranno i loro beni pignorati dal fisco USA e saranno letteralmente rovinati. Come hanno gia fatto alcuni Paesi (Inghilterra, Giappone, Canada e Olanda), il MAE insieme al MEF devono farsi carico urgentemente di questa situazione e sollevare il Personale da ogni responsabilità nei confronti del fisco statunitense" conclude Antonio Dolce.
"Il mio futuro, se dovessi pagare questa cifra di dollari, sarebbe rovinato, considerando anche il fatto che la mia malattia richiede continui controlli medici e opedalieri. Se ciò avvenisse andrei sul lastrico" dice Antonio Massa
La questione è quella degli oltre 100 contrattisti presso le sedi consolari e diplomatiche italiane negli Stati Uniti che tra pochi giorni rischiano di vedersi confiscare tutti i loro beni per aver sempre pagato le tasse allo Stato italiano. Nessuna autorità, aveva avvisato loro che, in virtù del trattato di Vienna, le tasse dovute da questi lavoratori andavano versate allo Stato nel quale effettivamente l'attività lavorativa si svolgeva. "L'atteggiamento del governo americano, in tema di tasse, si sa essere implacabile" e "il governo, i colleghi della maggioranza, non se ne occupano. Tutti fanno finta di niente" (Ferrigno: 100 famiglie italiane in USA a rischio e La Farnesina costringe i propri dipendenti negli USA ad evadere il fisco poi li abbandona nelle grinfie dell'I.R.S. News ITALIA PRESS N° 53 del 16 marzo 2007).
News ITALIA PRESS ha dedicato a queste 100 famiglie uno spazio per raccontare le loro storie (Parlano le 100 famiglie italiane in USA che rischiano di finire sul lastrico News ITALIA PRESS N° 54 del 19 marzo 2007).
Antonio Massa è responsabile dell'assistenza sociale e legale, Stato civile e assistenza ai militari presso il Consolato Generale d' Italia in San Francisco (foto a sinistra Console Generale Roberto Falaschi). "Sono in procinto di andare in pre-pensionamento per una invalidità-inabilità al lavoro riconosciuta dalla Commissione Esaminatrice Invalidi Civili di Napoli. Alle soglie del pre-pensionamento per questa infermità sono sul punto della depressione ed esaurimento nervoso per l'ammontare di dollari che dovrei restituire al fisco statunitense che ammontano circa a dollari 100.000 cifra retroattiva dal 2003 al 2007 con interessi dovuti".
Le mie finanze come tutti gli altri colleghi non è che siano floride, dice Massa. "Ho lavorato presso il Consolato Generale d' Italia dal 1886 prima con contratti a termini e poi dal 1989 con un contratto italiano indefinito. Dal 1989 ho sempre pagato le tasse per lo Stato italiano perchè il mio salario mi veniva tassato mensilmente dal Ministero degli Affari Esteri. Il mio futuro, se dovessi pagare questa cifra di dollari, sarebbe rovinato, considerando anche dal fatto che la mia malattia richiede continui controlli medici e opedalieri. Se ciò avvenisse andrei sul lastrico".
Mi sento vittima dello Stato italiano, dice Massa, "per non avermi informato delle nuove leggi fiscali statunitensi. Come forse non sa gli impiegati dei Consolati, Istituti di Cultura e Ambasciata non ha il diretto contatto con le Autorità statunitensi nè con il Ministero degli Affari Esteri. Per poter esporre un caso occorre seguire la via gerarchica. Se per caso si contattasse il Ministero degli Affari Esteri o l' Ambasciata si potrebbe ricevere una censura perchè occorre che Console Generale contatti queste istutuzioni per nostro conto. Quindi visto che non abbiamo il contatto diretto con il Ministero degli Affari Esteri e l' Ambasciata a Washington D.C., se c'è una legge nuova introdotta delle Autorità statunitense non ne veniamo a conoscenza a meno che l'Ambasciata non informa i consoli Generali. . Detto ciò, se una nuova legge da parte delle Autorita statunitense venisse introdotta non saremmo mai venuti a conoscenza senza il tramite della nostra Ambasciata. L' Ambasciata italiana e il Ministero degli Esteri erano a conoscenenza di queste nuove normative vigenti sul fisco statunitense e non hanno dato comunicazione. Queste sono le conseguenze che noi e le nostre famiglie pagheremo per il menefreghismo del nostro Governo. Credo che nel momento in cui l'Ambasciata d'Italia a Washington D.C. sia venuta a conoscenza di queste nuove leggi fiscali statunitensi avrebbe dovuto dare l'avvio alle trattative sulla reciprocità onde evitare il regime della doppia imposizione delle tasse per noti contrattisti impiegato negli USA. Il Governo italiano si è basato sulle consuetudine che esistevano molti anni fa tra l'Italia e gli USA ma non ha mai fatto passi per poter firmare gli accordi di reciprocità e far passare queste consuetudini come leggi come invece hanno fatto altri Paesi dell' Unione Europea".
"Deve tener conto che noi impiegati delle Rappresentanze negli USA non siamo accreditati dal Dipartimento di Stato statunitense come impiegati del governo italiano ma impiegati in loco con contratto italiano per poter così essere tassati in Italia mentre invece avremmo dovuto pagare le tasse in America perchè detentori di carta verde (residenza legale). Il governo tedesco accredita tutti i suoi lavoratori come impiegati del governo tedesco quindi non vede i suoi impiegati soggetti alla doppia imposizione. La stampa italiana ha parlato del nostro caso con un articolo apparso poche settimane fa sul 'Corriere della Sera'. Il senatore Pignataro ha fatto un interrogazione parlamentare e il sottosegretario Di Santo ha risposto a questa interrogazione promettendo aiuti. Fino adesso nessun aiuto concreto si è materializzato. I diplomatici italiani hanno paura di tener il pugno fermo ed arrivare a forme di ostruzionismo con gli americani in Italia. Come vede il menefreghismo ancora regna tra i nostri rapprentanti che anzi stanno cercando con incontri con l' ufficio delle tasse statunitensi di esimersi dalla responsabilità e far cadere la colpa solo sugli impiegati a contratto. Il governo italiano, come ha fatto quello Inglese, dovrebbe invece accollarsi la spesa per gli errori commessi per la mancanza di comunicabilità con il personale addetto ai Consolati, Istituti e Ambasciata. Il Ministero degli Affari Esteri ha soltano parlato attraverso il sottosegretari Di Santo ma non ha ancora dato l'avvio ai colloqui di reciprocità tra i due Paesi. Il solo aiuto che stiamo ricevendo è attraverso i nostri sindacati che sono uniti e compatti nel difederci in questa guerra fiscale che come ben sa è spietata. Il fisco statunitense non ammette nessuna tolleranza. Pensi che il mafioso Al Capone fu colpito dal sistema fiscale statunitense ma non per la sua attività mafiosa e criminale".
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