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'Il dollaro e' su un livello di quotazione che potrebbe preludere ulteriori deprezzamenti'. E' il giudizio di Rodrigo de Rato. Il dg dell'Fmi e' stato intervistato dalla Bloomberg sulla debolezza della divisa Usa contro le principali valute, a partire dall'euro. Nel World economic outlook di primavera, l'Fmi ha ipotizzato un deprezzamento minimo del dollaro, del 5-10%, per facilitare il rientro del pesante deficit delle partite correnti Usa, schizzato a fine 2006 al 6,5% del Pil.
Come segnala Giancarlo Radice sul Corriere della sera, l'euro ormai oltre quota 1,36, la sterlina sopra quota 2, il massimo da 17 anni a questa parte. Giorno dopo giorno il dollaro continua a deprezzarsi. E la sua progressiva discesa non fa che riproporre l'incubo che da oltre 2 anni rovina i sonni di tutti gli economisti. E non solo loro, visto che forti preoccupazioni le hanno espresse sia il G7 sia il Fondo monetario internazionale. L'origine della minaccia sta negli enormi squilibri dei conti Usa, in particolare il doppio deficit, quello delle partite correnti e quello commerciale (e, all'opposto il grande surplus commerciale di Cina e Paesi del Golfo). Una situazione che non può reggere a lungo, sostengono tutti gli economisti. Quando la corda sarà troppo tesa, le conseguenze saranno il crollo del dollaro, l'economia americana in recessione e una "gelata" economica nel resto del mondo.
Lo si dice, appunto, da almeno due anni, se non di più. Ma il Grande Crollo ancora non s'è visto. Anzi: l'America sta dimostrando di poter gestire un deficit mai visto in termini storici, l'economia Usa perde ritmo ma è controbilanciata dalla forte crescita in Cina, India e persino in Europa. E il progressivo, inesorabile, scivolamento del dollaro non sembra allarmare più di tanto chi investe in dollari, siano essi Pechino, i governi di altri Paesi o i grandi investitori privati (a cominciare ai fondi). Tutto bene, dunque? Non proprio. Come ricordano gli economisti, il passo fra la capacità di gestire gli squilibri mondiali (e quella attuale è per certi aspetti sorprendente) e un'improvvisa ondata di panico può essere breve. Tanto che uno dei più ascoltati guru di cose economiche, Paul Krugman, azzarda un paragone con il celebre cartone animato Willy il Coyote. Anche il dollaro sembra oggi sospeso nel vuoto - dice - . Ma è solo quando i mercati si renderanno conto che gli manca il terreno sotto i piedi che, come accade al Coyote, precipiterà di colpo in fondo al canyon. Il personaggio dei cartoon se la cava in genere con qualche cerotto. L’economia mondiale, invece, rischia di farsi davvero male.
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