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Al sindaco di Nola di Bari
di Francesco Giappichini
Caro sindaco Nico Berlen,
chiedo sin d’ora scusa se mi rivolgeró a lei in tono confidenziale, ma il contenuto del messaggio invero mi impedisce di usare quella forma che altrimenti sarebbe quantomeno preferibile innanzi a chi rappresenta non solo sé stesso ma un’intera comunitá. Certamente é a conoscenza della vicenda dei suoi connazionali e concittadini di Mola di Bari (nella foto il porto della cittá, ndr), detenuti in condizioni disumane nello Stato brasiliano del Rio Grande Do Norte, segnatamente nei penitenziari di Caicó e Alcaçuz.
Quest’ultimo, sito nel comune di Nísia Floresta, é un complesso di «massima sicurezza», destinato esclusivamente a detenuti pericolosi e con condanne definitive. Tre dei sei italiani (Salvatore Borrelli, Giuseppe Ammirabile e Simone De Rossi) – ne hanno parlato i media generalisti – stanno facendo lo sciopero della fame, e da morte certa vengono salvati solo perché condotti letteralmente a peso in infermeria: ove vengono tenuti in vita con flebo ricostituenti.
É chiaro che il loro comportamento non é ben visto dalle autoritá, che per “vendetta” li hanno posti in celle d’isolamento e punitive. Paolo Quaranta e Vito Francesco Ferrante, rinchiusi nel carcere di «massima sicurezza» di Alcaçuz, per molte settimane non hanno potuto ricevere visite.
(A Ferrante il giudice Mário Azevedo Jambo ha da poco concesso il permesso di vedere i familiari una volta al mese). Vengono anche minacciati di morte dagli altri detenuti, e per proteggerli le autoritá non hanno trovato di meglio che metterli nella cosiddetta chapa, una cella di castigo.
A Quaranta é stato negato per quattro mesi, e sino ad una settimana fa, il permesso di operarsi per un’ernia doppia. Oltre a minacce ed isolamento ha cosí dovuto subire (e subisce) atroci dolori; e come non bastasse il giudice Jambo gli impedisce di comunicare col proprio avvocato.
La motivazione pretestuosa addotta da questi (di cui abbiamo documentazione, come di tutto quanto le abbiamo esposto), é tuttavia assolutamente in linea con una nota piaga del Paese sudamericano, ossia le disumane condizioni delle carceri. Altre notizie di questo tenore le puó leggere sui miei articoli pubblicati sul Blog di Musibrasil: soprattutto “Da Bari verso l’incubo” ed “Esclusivo. In diretta dalla «macelleria brasiliana»”.
Dopo averle descritto il quadro, caro sindaco, non le chiedo di voler entrare nel merito delle accuse, ma almeno di unirsi a noi – che certi rischi legati a questo tipo d’esposizione mediatica ce li siamo presi – nella richiesta di condizioni di detenzione dignitose, oltreché nell’esigere il rispetto dei principi fondamentali del giusto processo, che in primo grado sono stati manifestamente violati.
Siamo infatti purtroppo convinti che senza un segnale da parte delle amministrazioni locali la buona volontá di alcuni mezzi di comunicazione non servirá a nulla.
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