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Benvenuti in Brasile: cronaca di un incubo PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Caporaso   
venerdě 26 ottobre 2007

bandeira_brasil_simuladaBenvenuti in Brasile: cronaca di un incubo
Di Giovanni Caporaso

Doveva essere un viaggio rapido, Roma – Lisbona – Fortaleza con la TAP, la linea aerea portoghese.  L’incubo è iniziato quando per “ragioni tecniche” abbiamo dovuto atterrare a Porto per rifornirci di combustibile. La coincidenza per Fortaleza salta e la compagnia aerea ci manda nell’hotel  Art’s Vip, un “4 stelle” dove ci hanno servito per due pasti consecutivi dei bastoncini Findus e dove i treni passano a 30 metri dalla finestra. Il giorno seguente, in altre parole dopo quasi quarantotto ore, arriviamo finalmente a Fortaleza.  Qui ci aspetta una fila impressionante al controllo passaporti.  Tre agenti della polizia federale per un Boeing stracolmo di passeggeri, 2 per i brasiliani e 1 per i turisti.

Scopriamo poi che i controlli sono ancora più lenti perché la polizia ha adottato un nuovo sistema informatico e i dati di ogni passeggero (solo per gli stranieri ovviamente) sono inseriti manualmente nel computer.  Molti protestano perché gli vengono dati solo 30 giorni di permanenza quando gli accordi bilaterali Italia – Brasile, prevedono 90 giorni (rinnovabili per altri 90) per turismo.  A dare ausilio agli agenti federali ci sono anche 3 “vicesceriffi” con grembiule giallo dell’Embratur, l’ente brasiliano per il turismo. Questi aiutanti di campo, oltre a controllare se i dati immessi nel foglio d’entrata dal turista sono esatti, sono stati adibiti a smistamento passeggeri con “problemi”, infatti, il nuovo sistema è a caccia di turisti che hanno oltrepassato i 180 giorni permessi per il soggiorno e che sono stati multati. Siamo almeno una decina a essere invitati in malo modo a sederci in attesa che tutti gli altri passeggeri abbiano passato il controllo passaporti.  Inutile protestare: “la multa è già stata pagata”, “ non sono mai stato multato”, ecc. I “vice sceriffi” che dovrebbero dare il pf_brasilebenvenuto ed orientare i turisti in arrivo in Brasile, rispondono arrogantemente: “ siedi lì e aspetta”.  Dopo quasi due ore, inizia l’altra fila per controllare la multa dovuta e vedere come pagare. Chi non paga o non ha pagato sarà rimpatriato sullo stesso volo. Un distinto signore inglese ripete: “ non sono stato mai multato, sempre resto in Brasile pochi giorni”, dopo un’altra ora gli sarà risposto in portoghese – “può andare, era un caso d’omonimia” – se ne va nero di rabbia, ma la tipica flemma inglese non lo fa trasparire. Io sono l’ultimo, spiego che ho già pagato la multa ma che com’è di 4 anni fa non ho ovviamente la ricevuta con me, che durante questo periodo sono entrato ed uscito innumerevoli volte ma nulla serve. L’agente federale arrogantemente inizia con il suo sermone minaccioso: “ voi stranieri pensate che siamo un paese del terzo mondo e pensate che potete fare come volete. Ora con questo nuovo sistema pagherete tutto il dovuto”. 
Sono stanco dopo ormai 50 ore di viaggio, spiego che la colpa è della Banca del Brasile che non ha comunicato il pagamento, ma che in ogni caso avrei pagato nuovamente la multa e poi reclamato. Quando ho usato la parola “reclamato” una molla è scattata nel cervello dell’ agente che inizia ad inveire, chiama il rappresentante della TAP e gli dice che sarò deportato perché la banca è chiusa e non ho pagato la multa. Spiego che mia moglie è fuori e che pagherà non appena apre la banca. Inutile, il formulario di rimpatrio inizia ad essere riempito. Protesto, sono già stanco e la pazienza non mi aiuta. Spiego che ho casa qui, una moglie e che non possono mandarmi indietro. Altro errore, gli ho detto che cosa può e non può fare. Chiama il commissario, si scusa per averlo svegliato e gli dice che c’è un tipo problematico che si rifiuta di essere deportato e gli racconta quanto sono arrogante, ecc., ecc. Il commissario ordina: deportatelo! A questo punto perdo la pazienza (anche se con grande sforzo mi mantengo calmo), dico al rappresentante della TAP che comunichi al capitano che mi sento male e che desidero essere internato e che mi rifiuto di salire sull’ aereo. Per non incorrere in “resistenza a pubblico ufficiale”, chiedo carta e penna per scrivere un ricorso amministrativo e notifico all’ agente che non può deportarmi fino a quando il ricorso non viene esaminato. Nel tira e molla si è ormai fatta mattina. Mia moglie arriva con la multa pagata e a questo punto non sanno su che specchi arrampicarsi. Mi dicono però che il mio indirizzo nel sistema non è quello attuale e che sarò accompagnato alla sede della polizia federale per accertamenti.  Per fortuna avevo detto a mia moglie di portare tutti i documenti e gli chiedo di portare la lettera dove ho notificato l’ indirizzo. A questo punto non sanno veramente più cosa fare. Alle nove di mattina mi fanno uscire e finalmente dopo 55 ore posso andare a casa. Benvenuto in Brasile!

Ultimo aggiornamento ( domenica 11 novembre 2007 )
 
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