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Il Mae metterá fine agli abusi di Michele Valensise?
Investire nel Mondo, ancora una volta, deve dare eco ad una ennesima denuncia contro l'Ambasciatore d'Italia in Brasile, Michele Valensise. Nei precedenti articoli abbiamo denunciato l'operato del signor Amabasciatore che permette che i suoi funzionari perpetrino abusi di tutti i tipi contro i cittadini italaini residenti in Brasile. Ma chi é che impartisce gli ordini e da le direttive in Ambasciata e ai Consolati? L'operato contro gli italiani va dalla falsificazione di documenti ai loro danni, al favoritismo e/o esclusione di alcuni impresari che non fanno parte della cerchia dei “protetti” dell'Ambasciata, alla mancata assistenza ai connazionali coinvolti in processi giudiziari montati ad hoc per estorcerli o appropriarsi dei loro beni. Le denunce, oltre che a mezzo stampa sono state innoltrate alla Procura della Repubblica e ai vertici della Farnesina. Tutto peró tace! Quali sono i santi che Michele Valensise ha in paradiso? Che aspetta il Mae a destituire l'Ambasciatore che é una vergogna per gli italiani che vivono e lavorano in Brasile? E il signor Ministro Massimo D'Alema per quanto tempo continuerá a fare come le tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo)? É una vergogna e se la Farnesina non interviene é ora che lo faccia la magistratura! Di seguito pubblichiamo una lettera aperta del signor Marco Antinoro, ex funzionario (precario) dell'Ambasciata.
La rivolta di un lavoratore
Lettera aperta di Marco Antinoro / Brasilia, Brasile
Con la presente desidera manifestare, la sua rivolta per il modo con cui l´Ambasciatore d' ´Italia in Brasile, signor Michele Valensise, tratta i suoi connazionali, con attitudini di completa mancanza di rispetto a tutto e a tutti, mancando di osservare inoltre le determinazioni delle autorità brasiliane, nel mio caso specifico una sentenza emessa dal Tribunale del lavoro del Distretto Federale, già in giudicato.
Sono Marco Antinoro, laureato in Amministrazione Aziendale, coniugato, cittadino brasiliano e italiano “juris sanguinis”, residente a Brasilia, ammesso all'Ambasciata d´Italia dopo aver superato le prove concorsuali nel 1979 per esercitare le funzioni di Segretario-traduttore, con anzianità del 1 giugno 1979.
Durante tutti gli anni di servizio ho partecipato a vari gruppi e delegazioni ufficiali italiane, Civili e Militari, promuovendo incontri tra i nostri diplomatici e le corrispondenti autorità brasiliane e accompagnando innumerevoli delegazioni presidenziali. Sono considerato un collaboratore efficiente, responsabile, valido e che conosce il suo lavoro ed ho ricevuto diverse lettere di encomio dai superiori, tra cui Ambasciatori italiani, diplomatici ed altre autorità con le quali ho avuto rapporti durante gli anni di servizio presso l'Ambasciata.
Durate gli anni di servizio, l´Ambasciata d´Italia ha firmato un contratto di lavoro annuale, costringendomi, ogni anno, al rinnovo. I suddetti contratti non contemplavano alcun tipo di beneficio o di stabilità e contraddicevano, in maniera assurda la legislazione sul lavoro in vigore in Brasile.
Per mia grande sorpresa, nel 2005 mi è stato comunicato che per “contenzione di spesa” il mio contratto non sarebbe stato rinnovato e che, pertanto, a decorrere dal 01 .gennaio 2006 il rapporto di lavoro con l´Ambasciata d´Italia a Brasilia era da considerarsi interrotto. Maggiore é stata la sorpresa quando mi hanno comunicato che nulla mi era dovuto per fine contratto lavoro.
Consapevole dei miei diritti e, come capo famiglia, responsabile per i sostenimento della stessa, ho presentato querela al Tribunale del Lavoro del Distretto Federale nel gennaio 2006, per poter ricevere i suoi diritti lavorativi e sociali, mai riconosciuti dall'Ufficio Amministrativo dell´Ambasciata d´Italia a Brasilia. In maniera innegabile e unanime i Giudici del Lavoro mi hanno riconosciuto, in totalità, i diritti derivati dalla recissione contrattuale, nonostante la Rappresentanza Diplomatica avesse presentato diversi ricorsi senza alcun fondamento giuridico.
Nonostante una sentenza di condanna contro l'Ambasciata d´Italia in Brasile, ormai in giudicato dal 17 agosto 2007, intimata con Nota Verbale alla sede diplomatica dal Tribunale, attraverso il Ministero degli Esteri brasiliano, l'Ambasciata non ha accolto ne la Nota Verbale, ne la sentenza che determina il pagamento dei diritti dovuti al lavoratore entro 48 ore.
Alla luce di quanto sopra riaffermo la mia indignazione per i fatti esposti. Non era questo che mi aspettavo per tutti gli anni in cui ho avuto l´onore di prestare servizio per l'Ambasciata d´Italia a Brasilia. La missione diplomatica non dovrebbe innanzitutto mantenere alto il nome del nostro Paese e rispettare le leggi ed i propri cittadini? Sicuramente l'Ambasciatore Valensise no lo fa, dimostrando di non avere alcun rispetto per il suo Paese, visto che permette che l´Ambasciata d´Italia risulti come debitrice e che sia stata inserita nella lista dei protestati e nelle cosidette “liste nere” dei tribunali brasiliani, che la segnalano come una delle missioni diplomatiche straniere che no rispettano la legislazione del paese che la ospita. É necessario ricordare all´Ambascaitore Valensise che l´Italia è riconosciuta come la culla del Diritto e non può deve essere inclusa nei paesi del terzo mondo che non rispettano i diritti dei lavoratori. Altre Ambasciate, come il Portogallo, Regno Unito, Messico e Indonesia hanno già stipulato accordi sindacali ed hanno pagato i propri debiti. L´Italia no.
“Indignazione” è il termine più corretto e pacato che trovo per esprimere la mia delusione, ma questo non è un sentimento isolato. Alcuni quotidiani e riviste di Brasilia mi hanno contattato anche per il fatto che non riescono a credere che l´Ambasciata d´Italia, per mezzo del suo Ambasciatore, snobbi una sentenza di un Tribunale del Lavoro, ormai in giudicato. Alcuni periodici della collettività italiana in Brasile hanno dato eco alla notizia, diramandola alla vasta comunità di connazionali negli stati di Rio de Janeiro e San Paolo.
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